Costi alti e volontari in fuga, le ambulanze a rischio stop
Protestano i dipendenti di Ares, del Santissima Trinità di Cagliari e dell’Aou di SassariPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Diverse associazioni del soccorso hanno già chiuso i battenti o stanno per arrendersi: costi troppo alti e volontari in fuga, impossibile proseguire il servizio di emergenza 118. Le postazioni si riducono (oggi sono circa 120 in tutta l’Isola, ma i pezzi cadono uno dopo l’altro, soprattutto nel sud dell’Isola), oppure i turni di lavoro diminuiscono, anche del 40 per cento, e significa che chi opera h24, in un mese non arriva a coprire neppure tre settimane, e questo accade di più nei piccoli centri periferici, già privi di un ambulatorio, di una guardia medica, e ora anche di un’ambulanza.
«La situazione è seria», avverte Pierpaolo Emmolo, presidente del Socor (Coordinamento delle associazioni di volontariato del primo soccorso e dell’assistenza sanitaria della Sardegna), «c’è il problema innanzitutto del caro carburante, poi dell’ossigeno medicale, del rimborso dei presìdi “persi” nei Pronto soccorso, delle visite mediche obbligatorie, delle assicurazioni, e tanti altri». Hanno firmato la nuova convenzione un paio di mesi fa, provvisoria, un “ponte” in attesa che si attui la riforma del Terzo Settore, ma ora ci sono da affrontare una serie di nodi. Per questo hanno scritto al direttore generale di Areus e all’assessora regionale alla Sanità, chiedendo un incontro urgente per scongiurare il peggio. «Continuare a rimandare la soluzione delle criticità, in aggiunta ai tanti disservizi e difficoltà, porta ad una progressiva e irrecuperabile fuoriuscita dei volontari e alla rinuncia del servizio da parte delle organizzazioni».
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