Dal venerdì a domenica torna il BìFoto Fest – festival Internazionale della Fotografia in Sardegna, giunto alla sua sedicesima edizione. Per tre giornate Mogoro e Curcuris ospiteranno gli eventi inaugurali di un nuovo percorso espositivo diffuso, con otto progetti fotografici che rimarranno esposti per almeno dodici mesi, accompagnati da visite guidate, incontri con gli autori, letture portfolio, premiazioni e musica.

Ogni edizione del BìFoto prende ispirazione da un brano musicale o da un album scelto dalla direzione artistica. Il filo rosso del 2026 sarà “Dio è morto”, scritto da Francesco Guccini nel 1965 e inciso nel 1967 dai Nomadi: un brano che attraversa il disincanto e la perdita delle certezze, lasciando allo stesso tempo aperta una possibilità di rinascita.

Intorno a questa suggestione si sviluppano gli otto progetti della nuova edizione, con sguardi differenti sul presente. 

Tra i protagonisti della XVI edizione ci sono quattro fotografi. Pietro Masturzo, fotografo documentarista e fotoreporter indipendente, presenta Water Apartheid in Palestine, un lavoro realizzato nel corso di diversi viaggi in Palestina, soprattutto nella Valle del Giordano, che documenta il tema dell’accesso all’acqua delle comunità palestinesi e gli effetti dell’occupazione sulla vita quotidiana e sul territorio.

La fotogiornalista palestinese Fatima Shbair, nata e cresciuta a Gaza e oggi parte dello staff dell’Associated Press, espone Gaza: Life Rewritten by War. Attraverso immagini realizzate dall’interno della guerra, Shbair racconta come il conflitto abbia trasformato gli aspetti più quotidiani dell’esistenza, tra sfollamento, perdita, separazione e ricerca di sicurezza. Nel corso del suo lavoro, la distanza tra fotografa e persone fotografate si è progressivamente annullata quando lei stessa è diventata una sfollata.

Giampaolo Catogno presenta Ecce Homo, un progetto in bianco e nero dedicato ai riti della Settimana Santa nel Mediterraneo. Una ricerca avviata negli anni Novanta nei paesi della Sardegna e successivamente estesa ad altre isole del Mediterraneo, nella quale la fotografia diventa strumento di osservazione della ritualità, della fede e delle tradizioni popolari.

Con Tania: la donna trans che sfidò il franchismo, Luca Gaetano Pira porta invece al BìFoto una ricerca fotografica e documentaria sulla vita di Tania Navarro, tra le ultime donne trans sopravvissute alla dittatura spagnola. Il progetto intreccia archivio, testimonianza e ritratto per ricostruire una storia segnata dalla repressione istituzionale, ma anche dalle reti di solidarietà e dalla partecipazione al primo Pride spagnolo. 

A questi lavori si affiancano i progetti vincitori del concorso internazionale organizzato ogni due anni per selezionare tre lavori destinati a entrare a far parte del percorso espositivo del festival.

I progetti selezionati sono Drifting Shadows: Space Debris di Fiorella Baldisserri (Italia), dedicato al crescente problema dei detriti spaziali, Arasaig (Safe Place) di Alfio Tommasini (Svizzera), una ricerca realizzata nelle Highlands e nelle isole settentrionali della Scozia intorno al significato di “luogo sicuro”, We Still Have the Soul di Luis Casadevall (Spagna), sviluppato nell’arco di oltre dodici anni all’Avana..

La giuria ha inoltre assegnato una Menzione Speciale al fotografo sudcoreano Seunggu Kim per Better Days, progetto che osserva le forme collettive del tempo libero nella società sudcoreana contemporanea.

(Unioneonline/A.D.)

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