La notte in cui Truman Capote mise in maschera l’America
Il 28 novembre 1966 il Black and White Ball, ancora definito il ballo del secolo, consacrava l’autore di “A sangue freddo” nell'olimpo di New YorkTruman Capote 1924-1984 (Rue des Archives)
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Nell’autunno del 1966, Truman Capote spedì gli inviti per quella che sarebbe diventata la festa più raccontata del Novecento americano. Il 28 novembre 1966, nella Grand Ballroom del Plaza Hotel di New York, circa 540 persone si presentarono al suo Black and White Ball: tutti in bianco e nero, tutti mascherati fino a mezzanotte. Capote aveva scelto un codice semplice e teatrale, ispirato alla scena di Ascot del film My Fair Lady.
La festa era ufficialmente in onore di Katharine “Kay” Graham, editrice del Washington Post. Ma il vero protagonista era il padrone di casa. Capote aveva appena raggiunto l’apice della sua fama con A sangue freddo, pubblicato nel gennaio di quello stesso anno. Il libro ricostruiva l’assassinio, nel 1959, della famiglia Clutter in Kansas, seguendo le indagini fino all'esecuzione dei responsabili. Definendolo un “romanzo non-fiction”, Capote fuse il rigore documentario con l'ambizione letteraria, trasformandosi in una celebrità internazionale. Il ballo fu la rappresentazione fisica di questo trionfo: il momento in cui i proventi di una tragedia rurale venivano consacrati nel tempio del lusso di Manhattan.
Il censimento dell'élite
Capote costruì la lista degli invitati come un autore costruisce i personaggi di un romanzo: aggiungendo, cancellando e spostando nomi. Quella notte riunì nello stesso salone Frank Sinatra e Mia Farrow, Andy Warhol, Norman Mailer, Lauren Bacall, Marella Agnelli e Rose Kennedy. C’erano scrittori, attori, politici e aristocratici. La cosa più importante, però, era chi non c’era. Per settimane l'esclusione diventò un dramma sociale e una curiosità nazionale. Il New York Magazine arrivò a pubblicare l’elenco completo dei 540 invitati, trasformando una festa privata in un censimento dell’élite americana. Alcuni dei convocati non parteciparono: tra loro Jacqueline Kennedy (ancora ritirata dal mondo per il lutto del marito), il governatore Nelson Rockefeller e il sindaco John Lindsay.
Fuori dal Plaza, quasi duecento fotografi accecavano gli ospiti con i flash. Dentro, mentre l'orchestra di Peter Duchin scandiva il ritmo e Lauren Bacall ballava con il coreografo Jerome Robbins, Capote si aggirava con una maschera di plastica da 35 centesimi comprata in un negozio di giocattoli. Un dettaglio che chiariva il suo ruolo: quello del burattinaio supremo. A mezzanotte, le maschere caddero. Il ricevimento andò avanti fino alle tre del mattino, per poi spostarsi in un lungo after-party a casa di amici.
Il preludio del tradimento
Per Capote quella notte fu il punto più alto di una lunga scalata sociale. Ma proprio nel momento in cui entrava nel cuore del mondo che aveva sempre osservato dall'esterno, ne raccoglieva il materiale più prezioso: confidenze, rivalità e fragilità. Le donne dell’alta società che frequentava, le sue celebri “swans” (cigni), erano diventate le sue interlocutrici privilegiate. Anni dopo, quelle stesse persone sarebbero entrate nella sua opera. È qui che il Black and White Ball assume un significato diverso. Capote non organizzò la festa per preparare il terreno al tradimento futuro: le fonti documentano il suo genuino desiderio di celebrare il successo. Ma la festa rappresentò l’inizio di una nuova fase, quella in cui la vicinanza al potere avrebbe finito per fagocitare la sua scrittura. Nel 1975, Capote pubblicò su Esquire il capitolo “La Côte Basque, 1965”. Fu un suicidio sociale. Dietro i personaggi della finzione, tutti riconobbero i segreti indicibili delle famiglie più potenti di New York. Le confidenze private erano diventate materia narrativa. La reazione dei suoi ospiti del Plaza fu devastante: i "cigni" gli voltarono le spalle, bandendolo per sempre dal loro mondo. Come ricostruisce Deborah Davis in Party of the Century (2006), quella sera al Plaza fu molto più di una festa: fu la rappresentazione pubblica del mondo che Capote aveva impiegato anni a conquistare.
Il paradosso del Black and White Ball sta tutto qui: Capote impiegò anni per conquistare quell'élite e una sola notte per metterla in scena davanti all’America intera. Poi cominciò a raccontarla dall’interno. La "festa del secolo" fu l'esatto momento in cui lo scrittore si trovò, forse per la prima volta, contemporaneamente dentro e fuori dalla storia che stava osservando.
