E’ il film che ha sollevato il velo su una storia ben poco raccontata, quella di tante donne in Europa accusate di collaborazionismo dopo la caduta del nazismo e del fascismo. Woman Unknown, diretto da May el-Toukhy, ha vinto il Leone d’Oro alla 83ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, e raccontando la storia di Marie, nella Danimarca dell’immediato Dopoguerra, ha riportato al dibattito pubblico cosa accadde nei giorni e nei mesi dopo la Liberazione, quando bastava un sospetto, la relazione con un soldato tedesco, un marito nella Repubblica Sociale, o il rancore di una qualche vicina di casa per finire nel pozzo nero dell’epurazione.

Non sentenze, bensì punizioni di piazza. Accadde in Francia, in Danimarca, in Olanda e ovunque si era spinta l’occupazione nazista. Accadde in Italia, dove migliaia di donne furono rasate a zero davanti alla folla, a volte denudate, coperte di catrame, più spesso costrette a sfilare con addosso oggetti e pendagli volgari. Tante furono uccise. Un’epurazione cieca e senza misericordia condotta dai partigiani, dagli uomini della resistenza che erano impegnati a liberare il Paese.

Tante tra le tosate furono le donne che erano state ausiliare della Repubblica di Salò. Quelle che scamparono alla purga, e furono condannate, tornarono in libertà dopo l’amnistia firmata dal ministro della Giustizia Palmiro Togliatti nel giugno 1946, che cancellò o ridusse moltissime pene: una scelta nata per pacificare un Paese lacerato dalla guerra civile.

C’è una storia emblematica tra le tante vicende di donne punite per aver dormito col nemico. La storia di Luisa Ferida, classe 1914, negli anni Quaranta una delle attrici più amate del cinema italiano. Sul set e nella vita era legata a Osvaldo Valenti, attore come lei, grande seduttore, dalla reputazione turbolenta.

Durante il Ventennio non avevano aderito apertamente al fascismo, ma dopo la caduta del regime scelsero la Repubblica di Salò. Lui si arruolò nella Decima Mas e a Milano frequentava Villa Triste, sede della famigerata banda di Pietro Koch, reparto speciale della polizia fascista noto per le sevizie agli oppositori politici. Luisa l’aveva seguito, e questa fu la sua rovina.

Il 30 aprile 1945 Luisa Ferida e Osvaldo Valenti furono trucidati dai partigiani senza un processo regolare. Lei era incinta di quattro mesi e tra le mani stringeva la scarpina azzurra del figlioletto mancato qualche anno prima. Di cosa era stata veramente responsabile non si saprà mai. Una complice delle violenze della banda Koch o soltanto una donna travolta dalle scelte del compagno?

© Riproduzione riservata