La Sardegna terzultima tra le regioni italiane per produttività dell’economia.

I dati – contenuti in un’analisi del sistema produttivo della Sardegna elaborata dal Centro Studi di CNA Sardegna - raccontano il divario tra il resto del Paese e l’Isola, dove, ad esempio, il valore aggiunto per ora lavorata è pari a 34,8 euro contro i 43,2 della media nazionale. Un gap è strutturale che riguarda tutti i settori.

«Per anni la crescita di costruzioni e turismo ha coperto questo ritardo - spiegano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale di Cna - oggi, con il rallentamento, il conto torna a farsi sentire e rischia di allargare il divario con il resto del Paese. Le cause sono note e si rafforzano a vicenda: imprese troppo piccole e poco capitalizzate, scarsa innovazione e digitalizzazione, un capitale umano che non riusciamo a formare e a trattenere, credito caro, poca presenza sui mercati internazionali e territori che si svuotano. Serve un patto per la produttività che accompagni le micro e piccole imprese nella crescita dimensionale e nelle aggregazioni, sostenga innovazione e trasferimento tecnologico, investa su competenze e giovani e renda il credito più accessibile».

Nell'indice di competitività territoriale elaborato dal Cresme sulle 107 province italiane, Cagliari è 34esima (sette posizioni guadagnate rispetto al 2019) e unica provincia del Mezzogiorno tra le prime 50; Sassari scivola invece al 75esimo posto (era 61esima nel 2019), Nuoro è 82esima, Oristano 97esima e Sud Sardegna 106esima.

Il capoluogo eccelle per innovazione, dotazione infrastrutturale e accessibilità, ma tutte le province sarde - sottolinea Cna - sono frenate dalla scarsa vivacità demografica, con Nuoro, Oristano e Sud Sardegna tra le ultime d'Italia. Ancora: i numeri dicono che le risorse umane ed economiche confluiscono verso Cagliari e il suo hinterland, accelerando il declino delle aree interne e delle province meno accessibili.

Difficoltà si registrano anche nel settore trainante del turismo: le strutture ricettive lavorano al massimo della capacità per meno di due mesi l'anno a Sassari, 65 giorni a Nuoro e Sud Sardegna e 63 a Oristano. 

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