L'annuncio della messa in liquidazione della Cermed fa paura. Non sono solo 120 dipendenti, sono 120 famiglie di Guspini e del Medio Campidano che vivono nell'ansia più totale dopo la decisione del Tribunale. In ballo non ci sono solo bilanci aziendali, ma mutui, affitti, bollette e il Tfr di una vita di lavoro. Gli operai rischiano di diventare vittime sacrificali. «Lavoro qui da 30 anni, questa situazione è molto difficile, le famiglie non hanno il pane né i soldi per pagare la luce», dice Maurizio Ghiani, operaio storico. Gli fa eco un collega del reparto forni: «Lavoro qui da 22 anni, ho due figli. Da tre mesi non sappiamo se arriva lo stipendio. Non è solo la fabbrica, è la vita di una famiglia che si ferma».

Monsignor Roberto Carboni con un accorato documento di solidarietà della chiesa diocesana, si unisce agli operai che in questo momento con le loro famiglie stanno vivendo un incubo dopo la sentenza del tribunale che ha messo in liquidazione la fabbrica di piastrelle porcellanate.

« Accogliamo ancora una volta non solo la triste notizia di una fabbrica che chiude, ma addirittura la dichiarazione di liquidazione giudiziale dell'azienda, che sembrerebbe precluderne sotto molti aspetti la ripresa». Sono parole del vescovo di Ales-Terralba, monsignor Roberto Carboni, scritte in un accorato documento di solidarietà della diocesi con gli operai che, con le loro famiglie, stanno vivendo un incubo. Da anni la Ceramica Mediterranea di Guspini», scrive il vescovo, «alternava momenti di produzione alla cassa integrazione per gli oltre cento dipendenti, ma ora l'evoluzione sembra davvero essere definitiva. Significa che più di cento famiglie del nostro territorio si trovano nuovamente di fronte a una situazione di incertezza rispetto al lavoro e alla possibilità di una vita dignitosa», prosegue il comunicato del vescovo, «in una realtà già seriamente provata dalla mancanza di lavoro e di prospettive industriali».

Monsignor Carboni esprime la solidarietà della diocesi di Ales-Terralba ai lavoratori dello stabilimento di Guspini: «Chiediamo fermamente alla proprietà dell'azienda e a tutte le istituzioni tra cui la Regione e il Municipio di Guspini, ma anche ai Comuni limitrofi, ai sindacati fino ad arrivare al Governo centrale, di fare di tutto, ciascuno per le proprie competenze, affinché siano tutelate le posizioni lavorative e si trovi giusto rimedio alla situazione». L'Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro segue l'evoluzione degli eventi «e si rende disponibile a essere presente a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici della Cermed».Anche i parroci di Guspini si stringono attorno alle ansie dei lavoratori

Don Claudio Marras, parroco di Don Bosco e amministratore di San Pio X: «Sono vicino alle famiglie in un momento così difficile. Perdere il lavoro oggi ha il sapore amaro della tragedia e della sconfitta. Per Guspini è una ferita difficile da sopportare». Don Emmanuele Deidda, parroco di San Nicolò: «Ho appreso con tristezza la notizia. Il mio pensiero va ai lavoratori e alle loro famiglie in ore di incertezza. Sono arrivato da poco ma condivido la preoccupazione. Il lavoro non è solo reddito: è dignità, futuro e serenità. Dietro una crisi ci sono volti e storie. Auspico che con l'impegno di tutti si possano trovare percorsi per salvaguardare il lavoro, chi oggi guarda al domani con apprensione».

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