Abbastanza spesso si paragona l’epoca che stiamo vivendo ai decenni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, un periodo passato alla storia col nome alquanto romantico di Belle Époque. E cosa fu la “Bella Epoca”, per usare una definizione italiana: un’era di benessere e di progresso, riservata però solo alle classi sociali elevate d’Europa e degli Stati Uniti, un mito che nascondeva però tensioni sempre più forti a livello sociale e internazionale destinate a deflagrare nel primo conflitto mondiale. Osservandoli a distanza di un secolo uomini e donne della Belle Époque assomigliano incredibilmente ai musicisti dell’orchestra del Titanic che continuavano a suonare valzer mentre il transatlantico stava colando a picco.

Naturalmente si tratta di ricostruzione semplicistica la nostra, legata a quanto venne scritto dopo la fine della Prima guerra mondiale, quando i decenni precedenti al conflitto sembrarono a molti idilliaci, senza esserlo mai stati. Da qui l’idea di una “Bella Epoca” spazzata via dalle armi e dalle trincee. E poi tante assonanze tra quell’epoca lontana e la nostra sono forzature anacronistiche. Oppure no? Oppure ci sono dei legami tra la Belle Époque e il nostro tempo, legami che sono però inaspettati rispetto a quelli che immaginiamo? Per scoprirlo lo strumento migliore è lo splendido saggio storico Tramonto di un’epoca (Neri Pozza, 2026, Euro 30,00, pp. 576. Anche Ebook. Traduzione di Marilena Damiani) scritto da una delle grandi penne della narrazione storica del Novecento, Barbara Tuchman.

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Ci teniamo a dirlo subito: sono quasi seicento pagine che si leggono tutte d’un fiato. Tuchman, infatti, non è solo un’abile scrittrice, ma segue due principi che l’allontanano di molto dagli storici paludati e quindi la rendono particolarmente godibile: non perde mai di vista i singoli individui e la loro quotidianità e non ha paura di raccontare una storia, cioè di fare quello che con vezzo chic oggi si dice storytelling. Grazie a queste virtù la scrittrice americana riporta in vita il mondo che inaspettatamente scivolò nella Grande Guerra, quel quarto di secolo tra Otto e Novecento che è stato definito Belle Époque, ma che fu spensierato solo nel ricordo nostalgico di pochi.

Sotto la cenere del Vecchio Continente covavano tensioni e rancori che sarebbero sfociati nell’immensa carneficina e nella dissoluzione di quattro imperi. Eppure, ancora poche settimane prima della dichiarazione di guerra, quasi tutti credevano che il mondo fosse destinato a un progresso senza limiti. E quel mondo ruotava attorno a un’Europa al suo apogeo a ogni livello, dalla cultura alla scienza fino all’economia. Si trattava di un miraggio.

Tuchman narra, calandosi nella quotidianità, i momenti fondamentali che trasformarono la Belle Époque nella Grande Guerra: lo splendore dell’aristocrazia inglese, le imprese degli anarchici in Europa e in America, la lotta parlamentare negli Stati Uniti, durante gli anni della svolta che doveva metterli sulla strada del dominio mondiale, la Francia lacerata dall’affare Dreyfus, l’arte di Strauss e Hofmannsthal, Stravinskij e Djagilev, il nuovo liberalismo di Lloyd George, il passaggio del socialismo dal piano dell’idea a quello dell’attività politica.

"Tramonto di un’epoca” mette a fuoco gli eventi che portarono, nel 1914, a Sarajevo all’uccisione di Francesco Ferdinando d’Asburgo, ponendo però la lente su un altro omicidio eccellente, quello di Jean Jaurès, leader del Partito socialista francese, in un caffè di Montmartre, che della Belle Époque fu un simbolo.

Pochi spari, a Sarajevo e a Parigi, che segnarono il via alla danza macabra che spazzò via una intera generazione e un’epoca. Poche ore dopo che Jaurès era stato ucciso, era il 31 luglio 1914, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia e il mondo non fu più lo stesso.

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