Olanda, la Casa reale si arricchì con il colonialismo
Accumulato un tesoro che oggi varrebbe 576 milioni di euro: dalla tratta degli schiavi una piccola parteL'arrivo degli olandesi in Africa in un dipinto del Seicento
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La monarchia olandese sostenne per secoli il sistema coloniale e ne ricavò benefici economici enormi: è la conclusione, definita «dolorosa» dallo stesso re Guglielmo Alessandro, del più ampio studio mai realizzato sul ruolo della Casa di Orange-Nassau nella storia coloniale dei Paesi Bassi. La ricerca, commissionata dal sovrano nel 2022 e condotta dall'Università di Leida, è articolata in circa 2.000 pagine e ha coinvolto una sessantina di studiosi. Ne risulta che la Casa di Orange-Nassau ricavò dalla storia coloniale l'equivalente di quasi 576 milioni di euro ai valori del 2024.
Si tratta soprattutto di denaro proveniente dalle colonie asiatiche: circa 566 milioni sono riconducibili alle Indie orientali olandesi, l'attuale Indonesia e risale prevalentemente all'Ottocento. Il resto deriva invece dai territori legati alla Compagnia olandese delle Indie occidentali e dalle attività coloniali in Africa e nelle Americhe. Il profitto della tratta transatlantica e della schiavitù nei Caraibi fu invece limitato.
Le responsabilità
Il coinvolgimento della dinastia, secondo lo storico Gert Oostindie, responsabile della ricerca, fu «attivo e spregiudicato». Gli Orange-Nassau considerarono il colonialismo una componente legittima e importante della potenza olandese e non si opposero sostanzialmente né alla repressione delle rivolte nelle colonie né, per lungo tempo, alla schiavitù. Gli studiosi precisano tuttavia che la Casa reale intervenne solo raramente nella concreta elaborazione della politica coloniale. Il suo peso fu soprattutto politico e simbolico: attraverso il prestigio della monarchia contribuì a legittimare il sistema coloniale agli occhi della società olandese.
Il Secolo d’oro olandese
L'espansione olandese cominciò tra la fine del Cinquecento e il Seicento, quando le Province Unite si affermarono sulle rotte dell'Asia, dell'Africa e delle Americhe. Nel 1602 nacque la Compagnia olandese delle Indie orientali, che aveva il potere di stipulare trattati, costruire fortificazioni e condurre guerre. Nel 1621 venne fondata la Compagnia olandese delle Indie occidentali, attiva in Africa e nelle Americhe e direttamente coinvolta nella tratta degli schiavi.
Intorno alla metà del Seicento Amsterdam era il centro di una rete che collegava il Baltico al Mediterraneo, l'Africa, le Americhe e l'Asia. È il periodo del cosiddetto Secolo d'oro olandese, quello di Spinoza, Rembrandt e Vermeer. Tra il Seicento e la metà del Settecento la Repubblica delle Province Unite diventò una delle principali potenze commerciali e finanziarie del mondo e, per reddito pro capite, raggiunge probabilmente il primato mondiale. La forza della Repubblica non dipendeva dalle dimensioni territoriali o dalla popolazione, relativamente ridotte, ma da commercio, navigazione, finanza e produttività.
Una rete globale
È in questa fase di massima prosperità che gli olandesi costruirono una rete coloniale destinata a durare per secoli: si estendeva dall'Indonesia al Suriname, dall'Africa meridionale ai Caraibi, con basi e possedimenti anche in altre aree delle Americhe e dell'Asia. Dopo il declino delle grandi compagnie, nel XIX secolo fu lo Stato a consolidare il controllo sulle Indie orientali, trasformandole nella principale colonia dell'impero. L'abolizione della schiavitù nei territori coloniali olandesi risale al 1863, anche se nei possedimenti caraibici gli ex schiavi furono sottoposti per altri dieci anni a un regime di lavoro obbligatorio.
È soprattutto su questa lunga continuità che si concentra il nuovo studio di Leida. Dai primi stadhouder ai sovrani dell'Ottocento e del Novecento, emerge una dinastia che beneficiò economicamente del colonialismo e ne sostenne la legittimità, senza sviluppare al proprio interno una significativa opposizione al sistema.
«Verso la riconciliazione»
«È una conclusione dolorosa che ci mette di fronte alla realtà», ha detto il re Guglielmo Alessandro, che nel 2023 aveva già chiesto scusa per il ruolo degli Orange nella storia della schiavitù. Ora ha detto di considerare il nuovo studio un'altra tappa nel percorso della famiglia verso il riconoscimento del proprio passato, indicando come obiettivi «guarigione» e «riconciliazione».
