Usa, Unione europea, Ucraina, Russia: tra uguali ed opposti, quali attrazioni economiche per una politica estera in divenire?
Midterm 2026: Trump fa un regalo a Mosca e l'Europa resta a guardarePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il fatidico 3 novembre 2026 si avvicina, e con esso le attese, ma non troppo, Midterm. Con un ordine esecutivo, Donald Trump, in nome di un non meglio precisato interesse nazionale (probabilmente e senza voler apparire troppo maliziosi il suo), ha sospeso, senza se e senza ma, importanti sanzioni e dazi sull’export a carico della Russia proprio a ridosso della entrata in vigore del “Lindsey Graham Act”. Inutile sottolineare la reazione compiaciuta della Russia di Vladimir Putin che, attraverso il suo principale negoziatore economico pare abbia dichiarato che “la decisione di Donald Trump di esent
are la Russia da importanti sanzioni rappresenta un nuovo smacco per l’Ucraina e costituisce un momento storico”. In fondo in fondo, non ci sarebbe neppure da meravigliarsi poi tanto, anche perché per comprendere gli “interna mentis” di Mister President, sarebbe solo sufficiente tornare indietro nel tempo, al suo primo mandato, o meglio ai temi della campagna elettorale subito dopo la Presidenza Obama. Ora come allora, il mondo intero si ritrova a dover reagire alle iniziative di un Presidente che non ha in alcun momento dismesso i toni radicali e radicalizzanti, oltre che fortemente contraddittori, del periodo elettorale, presentandosi al tempo stesso quale uomo di pace aspirante al Premio Nobel, e quale promotore di guerre commerciali e non solo, che fatica e non poco poi a realizzare i suoi “desiderata” (ammesso che si sia capito quali siano) del tutto velleitari e illusori. Donald Trump, al di là ed oltre la sua postura per nulla istituzionale conduce una politica estera disordinata per la sua radicalità, utile (se utile sarà) a circoscrivere obiettivi in continuo divenire per essere sempre in costante trasformazione. Un modo come un altro per nascondere, in qualche misura, i suoi insuccessi purtroppo evidenti soprattutto nei loro effetti pratici. Pochi i punti fermi, dunque, e da quelli occorrerebbe prendere le mosse per controbilanciare le iniziative del Presidente/uomo d’affari. Del resto, la creazione di un nuovo asse con Mosca, a ben voler ricordare, era un elemento cardine della campagna elettorale precedente il suo primo mandato, come pure erano argomenti centrali di quella prima campagna elettorale, il ripristino della relazione particolare con Israele, le azioni militari dirette contro il terrorismo di matrice islamica e le guerre commerciali sulle più disparate rotte transatlantiche e transpacifiche.
Nulla di nuovo sotto il sole dunque, e a tanto i leader internazionali, europei ed italiani compresi, avrebbero dovuto essere preparati al fine di contrastarne le iniziative balzane che alla attualità parrebbero aver costretto le varie nazioni quasi in ginocchio sul piano economico. “Su cantadore onu a sa poesia bi torrat”, si potrebbe cinicamente esclamare con un modo di dire in Lingua Sarda (il “Cantore torna alla Poesia” ossia, in buona sostanza, ritorna al tema principale di cui si era disquisito per tradurre l’espressione liberamente e se si voglia consentirne l’uso).
Tra pragmatismo apparente, realismo selettivo e tanta “vanagloria” (se si voglia accogliere l’utilizzo della espressione) potrebbe circoscriversi l’operato dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America la cui preoccupazione prevalente parrebbe essere quella di costruire un ponte politico e diplomatico con Russia e Cina riconoscendoli quali player internazionali alla pari per la costruzione di una triangolazione di potere perfetta finalizzata alla delimitazione di tre specifiche aree di influenza nel contesto delle quali il Vecchio Continente potrebbe non avere una posizione di privilegio e potrebbe financo non essere contenuto nella sua interezza, ma solamente pro parte, rispetto all’una o all’altra delle tre sfere ridette.
Nella circostanza sarebbe corretto o meglio utile al miglioramento della situazione economica mondiale, sperare che le elezioni di metà mandato possano imprimere una brusca frenata alle iniziative di Donald Trump? Le sue iniziative in ordine ai principali dossier internazionali avranno un peso? L’Unione Europea, e con essa l’Italia, debbono coltivare iniziative di politica estera ed economica che guardino maggiormente al proprio interesse nazionale concentrando le risorse economiche sui territori piuttosto che su sostegno bellico. Diplomazia e pragmatismo interno devono tornare protagonisti per il bene comune.
Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro
