Quartucciu, gli ex di maggioranza accusano Pisu: «Scelte opache e zero democrazia»
Contini, Santabarbara, Piras e Piludu motivano l'addio che ha fatto cadere la Giunta: «Eravamo semplici esecutori, atti consegnati all'ultimo minuto»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Dopo il comunicato ufficiale da parte dell'intero gruppo di minoranza, in seguito alle dimissioni dei 9 consiglieri comunali a Quartucciu di stamattina che hanno decretato la fine dell'amministrazione Pietro Pisu-bis, anche i 4 consiglieri di maggioranza dimissionari hanno scelto di motivare la propria decisone.
Gli ormai ex consiglieri di maggioranza Elisabetta Contini, Simone Santabarbara, Alessandro Piras e Adiano Piludu hanno spiegato: «Si tratta di un atto di responsabilità non più differibile di fronte alla presunzione del potere, all'opacità amministrativa e al totale deficit democratico. Non è un fulmine a ciel sereno, ma l’atto di responsabilità democratico, doloroso ma inevitabile, di fronte a un metodo amministrativo ormai insostenibile», affermano.
«Abbiamo lavorato in questi quattro anni con impegno e rispetto verso la cittadinanza ma da diverso tempo le importanti scelte politiche erano limitate a pochi componenti della Giunta e non venivano condivise in maniera democratica, con le giuste tempistiche e massima conoscenza a chi di fatto non faceva parte della Giunta. Come consiglieri non possiamo accettare di essere relegati a semplici esecutori di ciò che viene deciso da pochi e ci sentiamo responsabili delle scelte che poi ricadono sull’intera cittadinanza».
Infine: «Non potevamo continuare ad accettare una prassi ormai consolidata di sottoporre a noi consiglieri le proposte di deliberazione di consiglio comunale a ridosso della seduta del consiglio e senza il necessario approfondimento. Questo tante volte ci ha privato della possibilità di esprimere il nostro voto pienamente consapevoli. Quando a questo comportamento si uniscono anche comportamenti poco trasparenti e rispettosi, allora scegliamo di non voler far più parte di una politica in cui non ci riconosciamo».
