«Ritirate in autotutela le autorizzazioni ai progetti eolici e fotovoltaici che violano le zone di rispetto dalle domus de janas». La richiesta è diretta. Secca. Quasi perentoria, perché fondata su un meccanismo di valutazione che, in maniera oggettiva, ha misurato l’impatto di pale e pannelli sulle tombe funerarie di età pre-nuragica, patrimonio dell’umanità dal 2025. Destinatari della sollecitazione: Regione, ministero dell’Ambiente (Mase) e Soprintendenza per il Pnrr, cui spetta valutare l’ammissibilità (o meno) di parchi eolici e fotovoltaici. «Il rischio è che l’Unesco cancelli il riconoscimento», dice Giuseppa Tanda, la presidente del Cesim, il Centro studi identità e memoria che un anno fa ha centrato l’obiettivo della certificazione da parte dell’Agenzia Onu.

Le lettere

Sono due le missive spedite dal Cesim, visti i ruoli differenti delle istituzioni: una è stata inviata alla Regione perché da sola vaglia gli interventi da fonti rinnovabili sotto i 30 megawatt e rilascia l’autorizzazione unica su tutti gli altri. Per il resto – e questa è l’altra lettera – ci pensano il Mase o la Soprintendenza del Pnrr: l’uno si occupa delle richieste di connessione dai 31 megawatt in su; la seconda, che fa capo al ministero della Cultura, ha invece la specifica funzione di esaminare gli interventi presentati contestualmente al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma l’invito al passo indietro vale per tutti, secondo le proprie competenze.

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