Oltre 200 fermati, l’80% minorenni. Più di cento poliziotti feriti. Sono i numeri della guerriglia urbana di ieri nel centro di Milano.

Dopo quanto avvenuto sabato, i giovani si sono dati appuntamento di nuovo nei dintorni di piazza Duomo: segno di riconoscimento, abbigliamento nero, con felpa e cappuccio. Hanno di nuovo spaccato vetrine e saccheggiato negozi e supermercati.

La premier Giorgia Meloni ha convocato una vertice sull'ordine pubblico. E il sindaco Giuseppe Sala, dopo che aveva stigmatizzato i pochi agenti scesi in piazza sabato, ha avuto uno scambio al vetriolo con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che gli ha dato del radical chic.

Su una cosa di certo Sala aveva ragione, la convinzione che sarebbe di nuovo successo. Ed è riaccaduto. A meno di 24 ore dalla guerriglia di sabato che solo ai negozianti milanesi ha causato oltre mezzo milione di euro di danno. Già nel primo pomeriggio di ieri cinquanta ragazzini sono stati portati in questura per essere identificati prima che riprendessero le violenze. Non è bastato questo deterrente: in via Torino altri ragazzi hanno lanciato sedie, tavolini e transenne alle vetrine di Footlocker, che aveva la serranda abbassata, di Champions e di un Carrefour dove sono entrati saccheggiandolo. Saccheggiato anche Under Armour accanto a Cordusio e Levis, dove i ragazzi hanno sfondato la vetrina con il manubrio di un monopattino. E poi Decathlon e negozi e locali di corso Garibaldi.

In tutti i casi si è trattato di blitz veloci, fatti per poi scappare rapidamente, alternati a momenti di lancio di oggetti a cui le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti. Blindata la Galleria, chiuso ai turisti anticipatamente il Duomo.

Nonostante i tanti ragazzi fermati, la sensazione di essere stati colti impreparati è innegabile. «Io non ce l'ho con il questore, e ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni santo giorno - ha detto Sala - ma l'impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano alla questura non fossero adeguate io ce l'ho». «Il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti», ha commentato Piantedosi.

E mentre + Europa con Riccardo Magi ha chiesto che il responsabile del Viminale riferisca in aula, la segretaria del Pd Elly Schlein ha aperto alla manifestazione su carovita e salari proposta da Nicola Fratoianni e Angello Bonelli di Avs. «Noi non c'entriamo niente con i delinquenti. Li abbiamo sempre condannati - ha sottolineato - ma non possono usare i violenti per coprire la voce di migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia perché non riescono più a vivere». «Il governo - ha aggiunto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte - non può assolutamente permettersi di fronte a delle proteste, a qualche episodio anche di violenza che va fermamente condannato, di negare invece quella che è la radice, il disagio, l'impossibilità per adulti, giovani e famiglie, imprese, di arrivare a fine mese o di veder garantiti i diritti essenziali». 

L’agente ferito e la foto della premier

Ferito dal lancio di un grosso sampietrino e al lavoro con il volto insanguinato. Giorgia Meloni ha pubblicato sui social la foto di Angelo De Simone, primo dirigente della polizia di Stato, capo del commissariato Garibaldi-Venezia a Milano, che ieri è tornato a presidiare piazza Duomo.

«A volto scoperto, ferito, senza arretrare. Davanti a lui, chi si nasconde dietro un cappuccio per colpire e distruggere. Lo Stato non è un concetto astratto. È fatto di persone che, con coraggio e senso del dovere, restano al proprio posto quando altri scelgono la violenza», ha scritto la premier.

Il poliziotto è diventato suo malgrado un po' il simbolo dell'abnegazione delle forze dell'ordine in questa due giorni di assedio a Milano: ha alle spalle la gestione di centinaia di eventi ad alta tensione, compresi cortei Pro Pal e manifestazioni di tifosi. Cinquantacinque anni, sempre sul campo anche in zone problematici come quelle attorno alla stazione Centrale e a Porta Garibaldi cuore della movida, dove spesso rapinatori e violenti trovano spazio.

Per lui fermarsi di fronte a una ferita alla testa non era una opzione. «Non ce lo possiamo permettere - ha detto intervistato dal Tg1 -, è una situazione che va fronteggiata con tutte le risorse disponibili perché dobbiamo garantire l'ordine e la sicurezza pubblica della città».

(Unioneonline)

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