Ventisette giorni di appuntamenti, nove conferenze, cinque incontri al museo e altrettante escursioni guidate. Si è conclusa l’edizione 2026 di PulArchàios, la rassegna che dal 5 settembre ha trasformato Pula in un laboratorio di divulgazione e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico. Un bilancio positivo, con quasi un appuntamento al giorno e la partecipazione di circa 30 esperti tra archeologi, docenti e studiosi.

Un viaggio lungo seimila anni, dal Neolitico medio della cultura di Ozieri, con il sito di S’Abuleu, all’età nuragica, passando per le diverse fasi della storia di Nora, fino al periodo bizantino, al Medioevo e alle vicende legate a San Macario, Sant’Efisio e alla nascita del villaggio Padulis de Nura. Spazio anche alla storia più recente con l’esperienza teatrale dedicata a “Scolliu arrodinu”, episodio di cronaca di fine Ottocento ancora vivo nella memoria della comunità.

Il programma ha compreso anche una tavola rotonda sulle prospettive del futuro Parco archeologico, il Romanum Convivium, un’escursione a Santu Miali e un laboratorio di due giornate sulle launeddas, condotto dai maestri Matteo Muscas e Orlando Mascia.

«La rassegna si è consolidata non soltanto come vetrina scientifica, ma come momento di presa di coscienza collettiva sulle potenzialità e la ricchezza del patrimonio storico locale», ha sottolineato il sindaco Walter Cabasino, ricordando la collaborazione tra Comune e Fondazione Pula Cultura Diffusa e l’intuizione originaria del professor Augusto Porceddu.

L’assessora alla Cultura Manuela Serra ha evidenziato soprattutto il carattere inclusivo dell’edizione, con iniziative rivolte anche ai più piccoli e la possibilità di vivere direttamente i luoghi della storia. Alla manifestazione hanno collaborato quattro università, la Soprintendenza, l’Istituto Azuni e diverse associazioni del territorio. «L’obiettivo più importante è stato rendere il nostro patrimonio accessibile, condiviso e vissuto da tutti», ha concluso Serra.

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