Ci sono segni che il tempo cancella e altri che continuano a parlare, attraversando le generazioni e trasformandosi in memoria. Sinnos, le tracce che una terra, una lingua e le persone lasciano lungo il cammino sono all’origine del nuovo album di Daniele Gala, un concept interamente scritto e cantato in sardo logudorese, nel quale musica, identità e libertà si intrecciano in un percorso che guarda alle radici senza rinunciare al presente. La presentazione ufficiale è in programma stasera,16 ottobre, negli spazi di Sa Casara, sede del Time in Jazz a Berchidda. L’appuntamento, promosso da INSULAE LAB, vedrà la partecipazione di Giovanni Carroni, attore e regista, della cantautrice Solosophia e del maestro Gabriele Barria, direttore dell’Associazione Sardegna Lirica, con il Coro Sos Balaros di Monti. Per Gala, "Sinnos" rappresenta una nuova tappa di un percorso artistico che affonda le radici nella lingua e nella cultura della Sardegna, ma si apre a una riflessione più ampia sull’umanità e sulla società contemporanea. “Visto e considerato tutto il percorso della mia vita da cantautore, a cominciare da Carrera, ho sentito il desiderio di cercare questa identità nella limba, nei sinnos e nelle orme, prima di tutto in quelle di Francesco Pilu”, racconta.

La lingua diventa così uno strumento di consapevolezza, un modo per custodire un patrimonio culturale senza trasformarlo in qualcosa di immobile. Una visione che trova una delle sue ispirazioni nello spettacolo "Sos Sinnos" della compagnia Bocheteatro, esperienza che ha contribuito a orientare il progetto musicale e il cui legame sarà raccontato a Berchidda anche attraverso la presenza di Carroni.

“Viviamo in un mondo sempre più assopito da stimoli estranei alla vera natura dell’essere umano: quella di emozionarsi, ascoltare, essere empatici e consapevoli della grande fortuna di cui possiamo disporre, la libertà", spiega il cantautore. È proprio la libertà il filo che attraversa l’album, insieme alla memoria e al bisogno di riconoscersi in una storia comune. Una piccola gemma “Che fozza in su ’entu”, omaggio a Francesco Pilu, l'artista sardo scomparso prematuramente nel 2022. La reinterpretazione nasce anche dall’amicizia con Marino De Rosas, che ne ha suggerito e sostenuto il percorso. A impreziosirla è il contributo di Paolo Fresu, che ha accolto l’invito di Gala introducendo il brano con un soffio di tromba, sospeso e luminoso, immagine sonora della presenza di Pilu e della traccia lasciata dalla sua ricerca artistica.

“È stato quasi naturale estendere questo respiro agli altri brani del disco”, racconta il cantautore. Il soffio diventa così il filo invisibile che unisce il risveglio del mattino, il respiro della terra, le persone incontrate e la memoria, fino alla dimensione notturna dell’ultimo brano. Il viaggio musicale, comprende, tra gli altri "Arbeschida", dedicato alla rinascita e alla bellezza di una terra ancora capace di sorprendere,  “Soffio del mattino”, che accompagna il cammino di chi sceglie di mettersi in viaggio, e “Zente”, nel quale l’attenzione si sposta sul futuro e sul diritto dei bambini a crescere in un mondo sicuro. Ed è proprio da Zente che prende forma anche la dimensione più concretamente solidale del progetto. La scrittura del disco, spiega Gala, è stata accompagnata da un percorso di sensibilizzazione nato anche dalla partecipazione a Radio Gaza, iniziativa di Michelangelo Severgnini.

Le immagini e le testimonianze provenienti dalla Striscia hanno rafforzato il desiderio di trasformare la musica in un gesto concreto a sostegno della popolazione. “Ho maturato l’idea di devolvere una parte dell’incasso delle prime copie a un’iniziativa che si occupa dei giovani  di Gaza”, racconta il cantautore. L’obiettivo è contribuire, attraverso donazioni, all’acquisto di beni di prima necessità. “Ciò che desidero fare è associare la musica a un impegno sociale. Spero che questo riaprire anima e cuore possa arrivare oltre i confini della nostra Isola, fino a quei territori”. Non è la prima volta che Gala lega il proprio percorso artistico alla solidarietà. Con Francesco Pilu aveva già dato vita a un’iniziativa a sostegno della popolazione di Haiti dopo il terremoto, esperienza che ricorda per la capacità della musica di mobilitare persone e risorse. “Dal punto di vista sociale credo sia importante restituire alla musica una centralità che si sta perdendo. La musica è innanzitutto uno strumento umano. Accogliere l’altro una caratteristica tutta sarda, un semplice gesto spero sia spunto per altre iniziative”.

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