Università di Sassari, la protesta dei dipendenti: «Sempre meno e con un lavoro sproporzionato. L'Ateneo non è solo cattedre»
La lettera: «Verranno assunti 60 docenti ma nessun posto per il personale tecnico-amministrativo»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Una voce muta. È quella del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario dell’università di Sassari, che affida a una lettera aperta il proprio malessere.
«In sei anni abbiamo perso il 12 per cento, la docenza il 2», riferiscono. È un bollettino di guerra, a cui aggiungere 29 lavoratori che hanno scelto di trasferirsi in altri enti mentre, nel triennio 2026-28, si attendono 55 cessazioni e, carico da undici riportato nella nota, «i punti organico del piano straordinario nazionale sono stati destinati per intero alla componente docente».
Ma non basta. «Giovedì 8 ottobre il senato accademico ha approvato, grazie al cofinanziamento ministeriale e ai fondi regionali, il reclutamento di circa sessanta docenti in più rispetto alla programmazione ordinaria. Insieme a loro non arriverà una sola unità di personale tecnico-amministrativo».
Sta venendo così a mancare il motore della macchina dell’Ateneo, chi assicura il fondamentale lavoro amministrativo e tecnico. Olbia rappresenta forse l’esempio più eclatante, in questo senso, con il suo Dipartimento di Innovazione. «La legge regionale 21 settembre 2026, n. 20 gli destina tre milioni di euro l'anno fino al 2042, cinquantuno milioni in tutto, e li vincola al reclutamento e alle carriere di ricercatori, professori associati e professori ordinari. Per chi dovrà far funzionare un dipartimento a cento chilometri dalla sede, con una laurea triennale e tre magistrali già annunciate, la legge non prevede un euro. Secondo le stime portate in Senato servirebbero almeno sei persone, che a oggi non ci sono».
Il meccanismo sembrerebbe allora destinato a ripetersi: sempre meno persone che gestiscono «una mole di attività sproporzionata». E se il neo rettore, Omar Chessa, annuncia che rivedrà il progetto olbiese, assicurando che non ci saranno spostamenti di risorse da una sede all’altra, il personale si dice d’accordo ma «a una condizione». «Che l'equilibrio dell'Ateneo non si misuri soltanto tra dipartimenti e settori scientifici - si scandisce-. Finora, in tutto il dibattito sulla sostenibilità, il personale tecnico-amministrativo non è mai stato nominato. Una programmazione che continui a ignorarlo non sarà sostenibile, chiunque la firmi, e ci troverà contrari».
Al Magnifico, e agli organi accademici, si chiede allora che «una parte consistente dei punti organico del piano straordinario sia riassegnata al reclutamento di personale tecnico-amministrativo».
Le altre richieste: «Una ricognizione dei carichi di lavoro e della dotazione organica di ogni struttura e che nessun nuovo corso, dipartimento o sede venga attivato senza una valutazione preventiva del personale necessario a sostenerlo».
Infine alla Regione «chiediamo di correggere con la prossima legge di stabilità la norma sul finanziamento di Olbia, in modo che comprenda anche il personale tecnico-amministrativo, e di non vincolare più alla sola docenza i finanziamenti all'università».
«Un'università non è fatta solo di cattedre - si conclude- Senza le persone che iscrivono gli studenti, bandiscono i concorsi, tengono i conti e aprono i laboratori, i nuovi dipartimenti restano annunci».
I sindacati firmatari della lettera sono Flc Cgil, Federazione Cisl Università, Fgu Gilda Università, Federazione Uil-Rua, Snals-Confsal.
