Strade addio, a Cagliari la prostituzione si sposta sul web: in aumento lo sfruttamento dei trans
I dati della rete antitratta: dalle 50 persone intercettate nel 2017 si è passati a 12. Il mercato si nasconde sulle piattaforme digitali, complicando i percorsi di aiutoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La prostituzione cambia volto. A Cagliari, fenomeno si è progressivamente spostato dalle strade agli appartamenti privati e alle piattaforme digitali, rendendo più difficile individuare e aiutare le vittime. A illustrare l'evoluzione della prostituzione in città, nel corso di un’audizione nella commissione consiliare Salute e Benessere, è stata Valentina Sanna, referente delle attività operative di Elen Joy, il progetto antitratta che manda avanti l’attività di un’unità di strada operativa soprattutto nelle ore serali e notturne, attraverso un'équipe composta da operatori sociali, educatori e mediatori culturali.
I numeri fotografano una trasformazione significativa. Nel 2017, durante le uscite dell'unità, gli operatori incontravano mediamente circa 50 persone, oggi sono circa 12. Un calo drastico che non corrisponde necessariamente a una diminuzione della prostituzione, ma riflette soprattutto il trasferimento di una parte del fenomeno in luoghi privati, meno accessibili agli operatori e più difficili da monitorare (anche se resta però problematica la situazione nella zona di via dell’Agricoltura, ancora molto frequentata). Nel corso dell'audizione è emerso inoltre un cambiamento nella composizione delle presenze intercettate, con un aumento delle persone transgender e di quelle provenienti dal Sud America, accanto a una presenza significativa di persone originarie dell'Est Europa e della Nigeria.
Il progetto Elen Joy è attivo dal 2003 ed è nato per rispondere ai bisogni legati alla prostituzione su strada. Nel tempo ha ampliato le proprie attività, includendo non soltanto le donne vittime di sfruttamento sessuale, ma anche uomini, persone transgender e persone coinvolte in forme di sfruttamento lavorativo. Attualmente sono circa 40 le persone accolte nelle strutture residenziali, mentre il numero dei contatti sul territorio è molto più elevato. L'intervento comprende assistenza sanitaria e psicologica, sostegno sociale, formazione professionale, inserimento lavorativo e accompagnamento verso l'autonomia.Il percorso di uscita dallo sfruttamento, tuttavia, non si esaurisce con l'ingresso in una struttura protetta. Spesso le persone devono affrontare problemi economici, sanitari, abitativi e familiari che richiedono un sostegno prolungato.
Francesca Pitzalis, coordinatrice di Elen Joy, ha richiamato l'importanza della collaborazione con il Comune anche nella fase successiva alla presa in carico, quando è necessario evitare che le fragilità precedenti possano compromettere il percorso di emancipazione. La possibilità di trovare un lavoro regolare, casa e una rete di relazioni affidabili rappresenta infatti una componente essenziale della protezione. Senza alternative concrete, il rischio è che l'uscita da una situazione di sfruttamento rimanga fragile e difficile da mantenere nel tempo.
Suor Caterina Bua, responsabile del progetto, ha sottolineato durante l'audizione il valore della continuità degli interventi e della presenza costante degli operatori. Nel suo intervento ha richiamato l'importanza della «continuità e della serialità della relazione», elementi fondamentali per far emergere le situazioni di sfruttamento e accompagnare le persone verso percorsi di tutela e autonomia. Perché il contatto «non produce necessariamente una richiesta immediata di aiuto», ha dichiarato la religiosa, «chi vive una situazione di sfruttamento può impiegare molto tempo prima di riconoscere la possibilità di cambiare vita, soprattutto se teme ritorsioni, conseguenze per i familiari o la perdita delle poche risorse a disposizione. Le persone coinvolte nella prostituzione non possono essere identificate soltanto con la loro condizione di vulnerabilità», ha concluso suor Caterina, «devono poter essere accompagnate verso una vita autonoma, attraverso strumenti concreti e il rispetto delle loro scelte».
La presidentessa della commissione, Rita Polo, Pd, ha richiamato la necessità di considerare la lotta alla tratta come una responsabilità condivisa tra amministrazione pubblica, servizi, associazioni e cittadini. Polo ha sottolineato il valore delle organizzazioni del terzo settore, che riescono a sviluppare relazioni dirette e continuative con persone difficilmente raggiungibili attraverso i canali ordinari dell'amministrazione. Alle istituzioni spetta il compito di sostenere queste realtà, rafforzare la collaborazione tra servizi e garantire che i percorsi di protezione possano proseguire anche dopo la fase iniziale dell'intervento.
È stata quindi predisposta una mozione per rafforzare gli interventi a favore delle persone vittime di tratta e sfruttamento presenti a Cagliari. Tra gli obiettivi indicati figurano il consolidamento e il potenziamento della rete antitratta, il rafforzamento dei collegamenti con i servizi sociali comunali e la promozione di opportunità concrete di inclusione sociale e lavorativa. Nel confronto è stata inoltre ribadita l'importanza di mettere al centro la dignità della persona, evitando che la condizione di vittima diventi un'etichetta permanente. La commissione ha espresso voto favorevole. «Esprimo convintamente il mio sostegno al documento sulle donne vittime di tratta», dichiara Roberto Mura, Alleanza Sardegna, «è fondamentale riconoscere e valorizzare lo straordinario lavoro delle Vincenziane, che ogni giorno offrono accoglienza, sostegno e nuove opportunità a donne vittime di violenza e sfruttamento. Le istituzioni hanno il dovere di sostenere concretamente queste realtà, perché contrastare la tratta significa restituire dignità, libertà e futuro a queste donne».Ora è atteso il voto il consiglio comunale.
