“Camera singola”: nel nuovo romanzo di Marco Cassardo la “fine” di un moderno libertino
La parabola di Giovanni, bibliotecario pavido che trova nel desiderio sessuale la sua unica forma di audacia e riscattoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il termine libertino riporta alla mente una certa licenziosità nei costumi sessuali, unita, però, a una buona dose di anticonformismo, di rifiuto delle regole prestabilite. Il libertino è un dongiovanni, ma anche un ribelle. È tragressione ed energia vitale. Giovanni, il protagonista del nuovo romanzo di Marco Cassardo “Camera singola” (Mondadori, 2026, pp. 240, anche e-book) è un libertino a metà, con il freno a mano costantemente tirato in troppi momenti della sua vita.
Giunto quasi all’età della pensione dopo una onesta (e nascosta) carriera da bibliotecario può dire tranquillamente di sé: «Sono stato un bambino che aveva paura di tutto. Ora ho mille anni, ma nulla è cambiato». L’unica sfera che è parsa fornirgli una certa soddisfazione e in cui le paure hanno lasciato spazio all’ardire è sempre stata quella sessuale. Guidato da un impulso erotico infallibilmente selettivo, si è sempre mosso nell’universo femminile con un’antica e sciolta destrezza, guidata dall’attenzione felina del libertino impenitente. Ha perseguito la solitudine come un’ossessione, scandendola con rituali appaganti. Ha, in aggiunta, evitato accuratamente di tagliare quel cordone ombelicale che lo tiene legato alla madre. Una madre che fin da piccolo ha fatto di tutto perché Giovanni coltivasse più il timore che il coraggio, più la rassegnazione dell’ambizione, più la malinconia che la gioia di vivere.
Ma cosa accade a un uomo di questo tipo, un uomo che ha sempre vissuto per la libido quando il desiderio comincia a spegnersi? Cosa accade quando deve fare i conti con la morte di quella virilità che è sempre stata la sua unica espressione pubblica e l’unica roccia salda in un mare di esitazioni e di rinunce? Naturalmente la nuova realtà di “impotenza” costringe Giovanni a rimodulare il rapporto con le donne, a partire dalla madre, affetta da demenza e ricoverata in una casa di riposo. Ci sono nuove conoscenze, nuove tentazioni, i fantasmi del passato, la galleria degli amori: torna tutta una vita, dall’infanzia in avanti, fino al presente, un presente segnato dal “tradimento” di quella parte del corpo, il pene, che per tutta la vita aveva funzionato da valvola di sfogo delle proprie inibizioni e frustrazioni. Giovanni si scopre fragile nei suoi punti di forza, vede il corpo abbadonarlo senza che la mente e lo spirito possano sorreggerlo. E d’altronde mai l’hanno fatto. Si scopre vecchio mentre deve affrontare un viaggio trasformativo, dove il corpo che cambia diventa la misura di ciò che il protagonista non può più essere, come uomo e come figlio. In questi meandri umani Marco Cassardo si muove con una sorta di leggerezza e di impietosa grazia, non avendo paura di spingere la propria scrittura all’interno di una materia indubbiamente scomoda, in qualche modo disturbante e respingente.
