«Voglio divertirmi e fare bella figura». Matteo Trullu, 14 anni, ci prova a tenere a bada l’emozione alla vigilia della ventiquattresima edizione del Junior Eurovision Song Contest, versione under 16 della famosa competizione europea. Il rappresentante ufficiale dell’Italia, candidato dalla Rai dopo la vittoria a “The Voice Kids”, si sta riposando nell’albergo di Malta dove da Decimomannu è arrivato una settimana fa con mamma Michela, al suo fianco in questa avventura, e l’immancabile chitarra elettrica che suona da quando ha 6 anni.

Da giorni è in un frullatore di prove, interviste, appuntamenti ufficiali: la festa con le delegazioni degli altri 16 giovani concorrenti, l’incontro con i ragazzi di una scuola maltese, la visita all’ambasciata italiana di La Valletta. Ieri sera il battesimo del fuoco con il Jury Show, la prova generale con pubblico ma a telecamere spente. Che stasera finalmente si accenderanno al Malta Fairs & Conventions Centre di Ta' Qali e lo studente del Siotto, cresciuto a pane e musica, potrà dare il massimo, portando con sé la sua Sardegna. La diretta dalle 20.45 su Rai Gulp e RaiPlay: anche gli italiani (a differenza dell’Eurovision “dei grandi”) possono votare Matteo, sul sito ufficiale JESC.tv, per tutta la giornata e poi subito dopo l'esibizione dell'ultimo cantante in gara. Preferenze che comporranno il 50 per cento del risultato finale, con l'altro 50 per cento stabilito dalle sedici giurie nazionali. Matteo è sereno, chiuso in un cassetto del cuore il sogno di riportare l’Italia a una vittoria che non vede dal 2014.

Matteo, dal Piccolo Coro di San Sperate allo Junior Eurovision: avrebbe mai immaginato di arrivare a rappresentare l'Italia in una competizione internazionale?

«”The Voice Kids” per me era già incredibile: volevo fare un’esperienza televisiva, anche solo un provino, ma non avrei mai immaginato di vincerlo. E ora questo».

Era ancora piccolo quando ha chiesto in regalo una chitarra elettrica, il suo grande amore. Perché proprio questo strumento?

«Mi affascinava, la suonavano gli amici di mio padre e mi è venuta voglia di provarci. Ricordo di averla chiesta in regalo e da lì è cominciato tutto. Ho studiato sempre con lo stesso maestro, Francesco Congia, e anche se ora ho un coach anche a Milano, la formazione musicale nell’Isola mi ha fatto diventare quello che sono».

A febbraio la vittoria a “The Voice Kids”, com’è cambiata la sua vita?

«Sono cresciuto tanto, sia a livello musicale sia personale, e ho iniziato a capire i ritmi di questo mondo. Dal rock ho ampliato il repertorio e ho lavorato sulla voce e su come stare sul palco. Quest'estate ho fatto diversi concerti, anche con EroCaddeo, Samurai Jay, Omar Pedrini, Francesca Michielin. Prima era un hobby, adesso sento la responsabilità di non deludere le aspettative».

Come ha saputo che sarebbe andato allo Junior Eurovision?

«A giugno mi hanno mandato il brano e mi hanno chiesto di provarlo. La notizia ufficiale è arrivata un mese dopo: eravamo al mare, la chiamata è arrivata a mia madre e io mi sono precipitato a origliare».

E ora come sta vivendo tutto questo?

«Voglio fare una bella figura e divertirmi, perché abbiamo lavorato tanto. Devo rimanere concentrato e non perdermi. E poi sto facendo amicizia con gli altri concorrenti. Tra di noi si parla solo in inglese, è uno scoglio ma me la cavo».

Come sono andate le prove?

«La prima è stata uno choc: era tutto buio, non vedevo niente, poi improvvisamente si sono accese le luci e mi sono reso conto dell’immensità del palco. Anche i suoni e tutta la macchina dello spettacolo sono impressionanti».

La sua canzone si intitola «Che cos'è l'amore?». Non è troppo giovane per rispondere a questa domanda?

«Forse, infatti il senso del brano è far capire come gli adolescenti possano vivere le prime cotte ma anche le passioni, che siano per la musica o per lo sport. Anche se alcune situazioni raccontate nel testo non le avevo mai vissute, ho provato a immaginarle e interpretarle a modo mio».

Tra scuola, corsi di canto e chitarra, come riesce a conciliare tutto con la vita quotidiana?

«Non lo so! Le mie giornate sono piene e devo trovare il tempo per fare i compiti, altrimenti i miei genitori chi li sente?».

Quando riceve tanti complimenti e attenzioni, chi riesce a riportarla con i piedi per terra?

«Sono abbastanza realista di mio, ma sicuramente mia madre».

Alla sua età si cresce in fretta. Ha paura che il mondo della musica possa accelerare troppo questo percorso?

«Nessuna paura. So che non sarà tutto rose e fiori, ma ci sono cantanti che hanno iniziato da ragazzi, cerco di prendere spunto da loro».

Che cosa la aiuta a staccare e a scaricare la tensione?

«Il crossfit, mi permette di allenare anche il fiato e sul palco mi è utile».

Si immagina un futuro da cantante professionista?

«Speriamo di sì. Io almeno sto facendo il possibile, cercando di costruire un'identità musicale tutta mia».

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