«Ai lavoratori e al territorio non servono più annunci, servono atti. Lo diciamo con chiarezza: venerdì 23 ottobre non si potrà andare oltre. In quella sede il Governo dovrà garantire gli stanziamenti necessari alla prosecuzione della gestione operativa dello stabilimento. Queste risorse non servono 'solo' a mettere in sicurezza il salario dei lavoratori: sono la condizione stessa per la messa in sicurezza del sito».

In una nota Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec e le Rsa della fabbrica Eurallumina annunciano così una nuova mobilitazione con un sit-in ai cancelli dello stabilimento di Portovesme alla vigilia del tavolo di crisi convocato al Mimit.

«Se da Roma arriveranno ancora rinvii e promesse, la responsabilità di ciò che accadrà ai lavoratori, alle loro famiglie e all'ambiente del Sulcis avrà un nome e un indirizzo precisi - sostengono i segretari territoriali Emanuele Madeddu, Nino D'Orso e Pierluigi Loi e gli Rsa Enrico Pulisci, Simone Zucca e Davide Boi - In questa vertenza c'è chi decide e chi paga: finora Roma ha deciso di non decidere, e hanno pagato i lavoratori. I lavoratori dell'Eurallumina hanno dimostrato da sempre senso di responsabilità e fin troppa pazienza. Quella pazienza oggi è pressoché esaurita».

«Sono i lavoratori a garantire il trattamento delle acque, la barriera idraulica, il presidio del bacino dei fanghi rossi, la prosecuzione delle bonifiche in corso, la manutenzione e la conservazione degli impianti, quest'ultima ormai pressoché assente da tempo. Senza di loro, e senza risorse, quel presidio si ferma. E un presidio ambientale che si ferma, a Portovesme, significa esporre il territorio al rischio concreto di un disastro ambientale - ricordano i sindacati - Significa anche esporre lo Stato a costi di messa in sicurezza e bonifica che l'azienda stessa stima in circa 300 milioni di euro, a fronte dei pochi milioni necessari oggi per garantire la continuità. Rinviare ancora non significa risparmiare: significa moltiplicare il conto, e a pagarlo sarebbero i lavoratori, il territorio e l'intera collettività. Appare utile ricordarlo ancora una volta: preservare l'asset non è una gentile concessione, è un obbligo di legge in capo a chi ha disposto e mantiene il congelamento».

(Unioneonline)

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