'Bismillah'. Nel nome di dio. Parlava bene l'arabo Giuliano Ibrahim Delnevo, 24 anni, nato a Genova e morto in Siria mentre, si dice, combatteva in armi con i ribelli contro il governo di Bashar al-Assad. Convertito all'Islam e assunto il nome di Ibrahim nel 2008, lo studente di Storia Giuliano Delnevo, figlio secondogenito di genitori separati, aveva studiato l'arabo e le sue prediche sul web iniziavano tutte con quella parola, 'bismillah', così come le letture coraniche in un arabo corretto pronunciate in video con la tradizionale barba lunga 'un pugno' come detta la Scrittura. Tutte tracce della sua conversione, del suo integralismo che è, infine, diventato fondamentalismo. Ibrahim Delnevo, che su Facebook nascondeva il volto dietro al logo di un movimento fondamentalista ceceno, è andato a morire 'in nome di Allah' in una battaglia di insorti che è diventata per gli jihadisti la battaglia da combattere.

Come lui, secondo fonti della comunità del mondo arabo, sarebbero decine, "45-50", le persone partite dall'Italia per unirsi ai ribelli in Siria. Gli "italiani" si troverebbero soprattutto nel nord, e tra questi ci sarebbe anche una donna. Delnevo era da tempo iscritto con altre cinque persone - un italiano e quattro maghrebini - nel registro degli indagati dalla Procura distrettuale di Genova per arruolamento e addestramento con finalità terroristiche. Gli investigatori genovesi ne hanno trovato le tracce seguendo un'altra indagine. Tracce consistenti, che avevano fatto ipotizzare un reato gravissimo. Ma il luogo del suo addestramento alle armi, ammesso che addestramento ci sia stato, non è ancora conosciuto. Le ipotesi sulle quali gli inquirenti lavorano è che il reclutamento, nella jihad che l'ha portato in Siria, sia avvenuto in Marocco, luogo dove Ibrahim andava spesso e dove si è sposato con una ragazza figlia di un integralista islamico. Luogo dove i campi di addestramento jihadisti non sono una novità.

Non è escluso, anche se non arriva alcuna conferma ufficiale, che Delnevo possa aver avuto contatti con Sharia4Italy, il network internazionale jihadista che forma alla 'street dawa', la predicazione di strada anche attraverso internet il cui ideatore, un marocchino di 21 anni, è stato arrestato a Brescia dalla digos qualche tempo fa e per il quale sono stati ipotizzati i reati di addestramento con finalità di terrorismo internazionale e di incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi. Certo è che la predicazione via internet piaceva a Ibrahim Delnevo che aveva imparato l'arabo e che impartiva lezioni via web, leggeva sure del Corano, malediva in nome di Allah chiunque dileggiasse l'Islam e il Profeta, omaggiava bin Laden, parlava delle invasioni in Afghanistan e in Somalia da parte dei kafir, i miscredenti.

Attraverso Facebook mostrava al mondo chi erano i suoi punti di riferimento, come Abd Allah Yusuf al-Azzam, il fondamentalista al quale si ispirò Osama bin Laden e al quale al Qaeda ha intitolato alcuni suoi gruppi militanti e Sayd Qutb, considerato il padre del fondamentalismo islamico. Dicono sia morto sparando. Gli inquirenti genovesi vogliono sapere se questo sia vero e dove abbia imparato a sparare, chi l'abbia addestrato. Vogliono saper se e quanti altri Ibrahim che combattono in nome dell'Islam si trovino a Genova.

La comunità islamica genovese non lo conosceva, se non per quel suo abito sufi che sfoggiava anche a Genova alla fine del ramadan. Oltre il circuito delle moschee, Ibrahim impartiva lezioni e prendeva contatti in quel mare magnum di opportunità che è internet. Mare magnum che da Casablanca alla Turchia, dal Mali alla Siria, l'ha portato a combattere e a morire contro "quei miscredenti - scriveva alla fine del 2012 - contro i quali il combattimento è obbligatorio".
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