Lo sapevano in pochi. Il viaggio doveva restare segreto. Le ragioni della missione, per i pochi eletti ammessi alla corte, erano declinate in generiche ragioni di salute. I radar dell’aeroporto di Cagliari-Elmas erano blindati da nomi in codice, provenienza del volo sconosciuta. A fine agosto, però, nei cieli di Sardegna, è arrivato di tutto, dal Piper al jet privatissimo, con a bordo illustri magnati e sconosciuti bolscevichi in vacanza nella terra dal mare turchese. Accedere ai terminali di volo è pratica illegale, figuriamoci introdursi nell’identità segreta del lusso sfrenato d’alta quota. Eppure in quelle autostrade del cielo qualcosa di imprevedibile è stato registrato. A imprimere gli identificativi di volo nel dossier, però, non sono stati i servizi segreti italiani. Il volo di partenza dall’aeroporto di Conakry, Guinea africana, capitale di uno degli Stati più instabili del continente dirimpettaio del Mediterraneo, era destinato a segnare l’ultimo viaggio presidenziale. Missione Sardegna, 8.000 chilometri di aria e nuvole, dall’Africa al continente della Sardegna. A bordo c’è Alpha Condé, il Capo di Stato della Guinea. Con lui la moglie e qualche strettissimo collaboratore. Quando lascia la sua patria, all’età di 83 anni, non immagina minimamente che, quello che sta facendo, diventerà l’ultimo volo con l’effige di Stato. Nessuna comunicazione agli apparati italiani, l’allerta con tanto di codice alfanumerico della personalità non risulta essere stato mai attivato. Ad attenderlo in terra sarda c’è, però, l’eminenza grigia di una delle società italiane più introdotte nel sistema africano.

Boss d’Africa

Per rapporti, frequentazioni, affari e appalti da mille e una notte in terra di giungla e savana lo chiamano il Boss d’Africa. Makonnen Asmaron, capo della Piccini SpA, società fiscalmente umbra con sede a Perugia, con i capi di Stato africani non parla, ordina. Imprenditore, italo-eritreo per l’anagrafe, governa opere pubbliche ciclopiche dalla Guinea, all’Eritrea, dalla Guinea Equatoriale al Camerun. Tratta con i vertici, sempre. Dai capi di Stato a quelli di governo. Osannato e temuto, rispettato e ricco sfondato. Per lui la Sardegna è un’oasi paradisiaca, l’isola del sole e del mare. Luogo di rappresentanza e di vacanza. E’ proprio Asmaron a organizzare tutto nei minimi dettagli, del resto la missione è di Stato a tutti gli effetti. Le cronache africane lo raccontano senza peccato. Il numero uno dell’italianissima Piccini, sangue eritreo e affari italiani, deve organizzare nientemeno che il viaggio del Presidente dell’Eritrea in Guinea. Lui, auto-nominatosi ambasciatore africano senza confini, ha la supervisione del vertice in terra d’Africa. Da definire ci sono solo i dettagli della visita. Il viaggio di Isaias Afwerki, Presidente della Repubblica d’Eritrea a Conakry, capitale della Guinea, è già in agenda. Data prestabilita per un vertice che non si farà mai il 9 settembre, sette giorni fa. Asmaron, però, vuole fare bella figura e invita in terra di Sardegna l’anziano, ma vigoroso, Presidente della Guinea, l’amico Alpha Condé. Un leone d’Africa, abituato a combattere e a difendersi. La sua presenza nell’Isola dei Nuraghi è off limits. Il padrone della Piccini sa come muoversi. Ha lo sguardo del manager incallito e del capo della security. Nessuno, di quella presenza africana in terra sarda, dovrà mai sapere niente. Tutti all’oscuro, tranne Mamady Doumbouya, berretto rosso schiacciato in testa, paraurti al posto degli occhiali da sole, sguardo da tagliatore di teste e capo dei servizi militari speciali della Guinea. Praticamente le teste di cuoio dell’esercito.

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Dalla Guinea a Elmas

Lui sa tutto. Conosce i codici di atterraggio e decollo dall’aeroporto di Elmas. Segue a distanza i movimenti del Capo di Stato. Peccato che quella vacanza nel mare incantato di Sardegna diverrà da lì a poco il capolinea drammatico della presidenza Condè. Ogni giorno che passa in terra sarda sarà sempre più letale per la guida del paese africano. Il tenente colonnello Doumbouya, gradi assegnatigli dalla sua vittima sacrificale, quando percepisce che la vacanza nelle acque del mare incantato dell’Isola sta finendo, comincia a muovere le sue truppe. Un attacco studiato nei minimi dettagli da un militare uscito dalla scuola della security israeliana, la più efficace al mondo. E, infatti, l’operazione è chirurgica. Quando il vecchio Condè lascerà l’aeroporto di Cagliari – Elmas le truppe sono schierate e il palazzo presidenziale è già silenziosamente e segretamente sotto tiro. Dalla Bassa Guinea, 85 km dalla Capitale, il militare golpista aveva messo in marcia una distesa infinita di una cinquantina di camion e pick-up, tutti armati sino ai denti. Il viaggio dall’Isola dei Nuraghi al cuore dell’Africa occidentale si consuma in poche ore di volo. Quando Alpha Condè riconquista la sua dimora non si accorge praticamente di niente. In realtà durante la sua “fuga” in Sardegna è stato letteralmente circondato. Il Gruppo delle Forze Speciali, 500 militari addestrati al peggio, ha già raggiunto il campo militare di Makambo, obiettivo impedire l’uscita di qualsiasi rinforzo delle guardie presidenziali.

Post Sardinia

Solo a quel punto è scattata l’operazione post-Sardegna. Le truppe del tenente colonnello, addestrate da francesi e israeliani, sono entrate nel quartier generale. Alpha Condè, insonne per natura, stava ancora smaltendo le vacanze in terra sarda quando avviene l’irruzione. Lo scontro all’esterno del palazzo è feroce. Domenica, 5 settembre, vengono uccise 20 guardie presidenziali. Il passo dal piano terra alla protezione blindata di Alpha Condè è un attimo. A mezzogiorno va in scena l’atto finale: la cattura del Presidente esibito a reti unificate in tutto il mondo social e non solo, mettendo fine a 11 anni di potere. I quotidiani locali africani ricostruiscono il golpe: «Alpha Condè era appena tornato dalle sue vacanze in Sardegna, un'isola paradisiaca». Precisano i media africani: «non era lì per curarsi». Per adesso è agli arresti, ma la tensione sale su tutto il fronte africano. Nelle immagini divulgate, in molti hanno intravvisto mimetiche a stelle e strisce al fianco dei golpisti.

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Lo yacht del dittatore

Nelle stesse giornate in cui l’ex Capo di Stato della Guinea era in Sardegna, prima del golpe militare, nella calata di via Roma, a Cagliari, nel porto degli yacht, ormeggiava un colosso dei mari, Ebony Shine, bandiera manco a dirlo dei paradisi fiscali. La registrazione dell’attracco al molo cagliaritano è in codice: Dara Limited Trust Company Complex Ajeltake Island - Marshall Islands. Società criptata che si riconduce ad uno dei personaggi più inquietanti della geografia africana, il figlio del dittatore della Guinea Equatoriale, Stato minuscolo più a sud della Guinea. Teodoro Nguema Obiang Mangue, vicepresidente della Guinea Equatoriale, erede del dittatore, pluricondannato in giro per il mondo, ha scelto guarda caso Cagliari per ormeggiare il suo maxi yacht, valore 100 milioni di dollari, appena dissequestrato dalle autorità svizzere in cambio di 25 auto di lusso confiscate. I radar lo intercettano in terra sarda. Le organizzazioni internazionali umanitarie sono in rivolta e chiedono all’Italia di allontanare dalla Sardegna il gradasso in salsa africana. Le accuse delle forze dell’ordine in Sud Africa, Brasile, Francia e Stati Uniti, sono durissime: ha saccheggiato la ricchezza nazionale della Guinea Equatoriale attraverso implacabili appropriazioni indebite ed estorsioni. Un dato è certo, la Sardegna, nel silenzio più assoluto, ha visto consumarsi incontri e presenze da brivido, tra golpe e affari. E non è, forse, un caso che il Presidente destituito della Guinea fosse ospite in Sardegna dell’imprenditore italo-eritreo, Makonnen Asmaron, lo stesso che, con la sua società, ha costruito a mani basse, di tutto e di più, in Guinea Equatoriale, quel paese dove domina la dittatura del padrone di quello yacht milionario che da 24 ore naviga da Cagliari verso Bosa. Nell’Isola dei Nuraghi, in quest’estate di fuochi e vacanze, si sono pianificati golpe militari & affari da brividi, tutti in terra d’Africa.

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