Una doppia riscoperta a 40 anni dalla morte di Bernardino Palazzi e a quasi un secolo dalla Biennale di Venezia del 1928 riaccende i riflettori sull’artista nuorese. Con la mostra “Radici”, che la galleria d’arte Mancaspazio inaugura oggi alle 11 in via della Pietà, cresce l’attenzione sull’eredità lasciata da Palazzi. Ci sono voluti 98 anni per ritrovare un’opera che, all’indomani della Biennale del 1928, è rimasta in una collezione privata nel nord Italia e quasi per un effetto domino ne è comparsa un’altra, del 1951, sconosciuta agli studiosi. Si intitolano “Gli Apostoli nell’orto” e “La Veronica” e provengono da collezioni private, una del nord Italia e una di Roma. Ora tornano a Nuoro e resteranno esposte sino al 27 giugno. Il primo è un disegno del 1927, esposto alla Biennale e considerato disperso subito dopo, mentre La Veronica è un bozzetto a olio, del 1951, per la realizzazione di un affresco (forse) mai eseguito.
Il percorso
Nel 1928, Palazzi, allora poco più che ventenne, riuscì a entrare nella XVI Biennale di Venezia, la prima aperta anche ad artisti emergenti selezionati da una giuria composta, tra gli altri, da Felice Casorati, Mario Sironi, Ardengo Soffici. Su 1430 opere presentate ne furono ammesse 245. Ancora più ristretta la sezione “bianco e nero”, con appena 37 lavori. Tra questi, anche quella di Palazzi. L’opera venne acquistata da un collezionista e rimase nella stessa abitazione per quasi un secolo, senza essere mai più esposta. «Si può considerare una vera riscoperta», scrive nel catalogo la storica dell’arte Elena Pontiggia. Per La Veronica lo studioso Antonello Cuccu afferma: «È un lavoro di per sé già del tutto compiuto». Ancora oggi, di Palazzi, a Nuoro, si parla poco: restano per lo più sconosciute le sue opere alla chiesa di Santa Maria della Neve, o la sua casa a lungo dimenticata al corso Garibaldi dove ora è stata posta una targa, o ancora il suo archivio alla biblioteca Satta.
Riscoperta
Per la curatrice Chiara Manca la valorizzazione dell’artista è cruciale: «Riportare Palazzi nella sua città significa restituire al territorio uno degli artisti sardi più conosciuti fuori dall’Isola. E la coincidenza con l’anno deleddiano è significativa: Palazzi illustrò alcune novelle». Ad accompagnare il percorso espositivo foto inedite di un giovane Palazzi nel suo studio, ritrovate a Milano, e un tappeto sonoro realizzato dall’artista Gianni Casagrande. «Speriamo che questo ritrovamento possa davvero rimettere in moto l’interesse culturale di tutti», conclude Manca nella galleria che di recente ha avuto un riconoscimento nazionale.
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