La polemica

«Nucleare, inevitabile il referendum» 

Il Campo largo: gli italiani si sono già espressi. Sprint anche sulla legge elettorale 

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Il governo accelera su almeno due priorità: la legge elettorale, con l’obiettivo del primo via libera in Aula alla Camera entro giugno, e il ddl sul nucleare, con lo sprint per l’ok definitivo entro l’estate. Ed è proprio sul nucleare che insistere il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, ospite al Festival di Trento. Nel ribadire la speranza dell’esecutivo di «poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione», il ministro non ha dubbi: «Inevitabilmente si farà un referendum».

La «supposizione»

Parole che, a poche settimane dalla consultazione referendaria sulla giustizia, diventano subito un caso e rimbalzano nelle chat dei parlamentari. Serpeggia il dubbio che il governo voglia portare il Paese alle urne su un tema tanto divisivo, Lo staff del ministro lo esclude, ma l’ipotesi scatenare la polemica delle opposizioni. E Ciriani parla a poche ore dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che sempre al Festival dell’Economia aveva dato «per scontata» una raccolta firme sul disegno di legge delega sul nucleare. In questo solco, secondo fonti vicine al ministro, vanno interpretate le parole di Ciriani: «Ha ipotizzato che chi in Italia è sempre stato contrario al nucleare potrebbe raccogliere le firme per portare al referendum abrogativo», è la precisazione. Una «supposizione», certo, che però dimostra come nell’esecutivo si comincino a prendere in considerazione tutti gli scenari. E quello del referendum non è affatto escluso.

Le due consultazioni

Ma al ministero dell’Ambiente prevale una convinzione: il referendum si farà, ma nel 2028. La legge 352 del ’70 stabilisce che «non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere». Ma secondo alcuni costituzionalisti la raccolta firme potrebbe essere presentata entro il 30 settembre e quindi entro l’anno dalla fine della legislatura. Con la convocazione del referendum nella primavera del ’27. Di fatto Giorgia Meloni punta a un’approvazione della legge delega entro l’estate e Pichetto si è impegnato sui decreti attuativi entro l’anno. «Con i referendum del 1987 e del 2011 - incalza Ciriani - l’Italia ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare». Ma proprio sulle precedenti consultazioni insistono le opposizioni: «Gli italiani si sono già espressi, il referendum sono le prossime elezioni, quando gli italiani bocceranno la politica energetica del governo e abrogheranno la legge», dicono M5S e Avs.

Il premio al 42%

E le opposizioni alzano il muro anche sulla legge elettorale. Su cui invece la maggioranza vuole accelerare, con una richiesta di calendarizzazione in Aula entro la fine di giugno. A ribadirlo è Ciriani, che tra le modifiche conferma «un premio di maggioranza attorno al 42%». A questa dovrebbe aggiungersi anche l’eliminazione del ballottaggio, la non assegnazione del premio in caso di un esito elettorale discordante tra Camera e Senato e una soglia di sbarramento al 3%. Modifiche che dovrebbero trovare spazio in un testo bis, da adottare poi come testo base in Commissione ma senza emendamenti. Le preferenze invece dovrebbe confluire in un emendamento d’Aula, da mettere ai voti, ma non con scrutinio palese.

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