Il delitto

«Non sono stato io a uccidere» 

Agguato mortale a Milano, il “latin king” peruviano si discolpa ma resta in cella 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Milano. Resta in carcere il 19enne peruviano Jefferson Smit Echevarria Verano, uno dei due indagati per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne ucciso la sera del 26 maggio alla stazione Milano Certosa dopo un violento pestaggio e diverse coltellate. La gip ha convalidato il fermo del giovane detenuto e confermato l’impianto accusatorio della Procura: omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla partecipazione di più persone. Resta al momento irreperibile l’altro indagato, un 20enne nato in Argentina, destinatario di mandato d’arresto europeo.

La dinamica

Per gli inquirenti il gruppo dei Latin Kings, una pandilla composta da almeno 17 giovani, avrebbe inizialmente lasciato la stazione per poi tornarvi con l’obiettivo di “punire” alcuni ragazzi con cui aveva avuto un precedente alterco. La vittima sarebbe stata individuata insieme al fratello e a un amico e poi aggredita in un’azione descritta dagli atti come caratterizzata da “lucida e fredda determinazione”. Dopo l’accoltellamento, il corpo sarebbe stato abbandonato in una intercapedine.

Nel corso dell’interrogatorio il 19enne ha ammesso l’appartenenza al gruppo ma ha sminuito il proprio ruolo, sostenendo di non aver partecipato ai fendenti e di essersi limitato a lanciare un sasso. Ha inoltre fatto riferimento a un video che riprenderebbe la scena e che, a suo dire, dimostrerebbe la sua estraneità all’omicidio. La sua versione ricostruisce una sequenza di scontri tra gruppi rivali, in particolare con gli Ms-13, e ipotizza uno scambio di persona: la vittima sarebbe stata colpita perché scambiata per un appartenente alla gang rivale. Il giovane ha anche indicato presunti ruoli e gerarchie interne al gruppo, parlando di un’organizzazione con un “codice di comportamento violento” e scritte “LK” sui muri come segno di appartenenza.

Custodia cautelare

La giudice per le indagini preliminari ha però definito le dichiarazioni di Verano “non credibili” e “inverosimili”, ritenendole finalizzate a ridurre la portata delle responsabilità e ha disposto la custodia cautelare in carcere. Le indagini proseguono per identificare tutti i partecipanti e chiarire le singole responsabilità. La difesa ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?