La tragedia

Maldive, rimpatriati i corpi dei sub 

Domani le autopsie. I pm: accertare l’adeguatezza dell’equipaggiamento 

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Roma. La prossima settimana sarà cruciale per stabilire le cause della strage di Vaavu. Le salme di tutti e cinque i sub italiani morti sono da ieri all’obitorio dell’ospedale di Gallarate, dove domani si procederà con le autopsie, dopo che la pm di Busto Arsizio Nadia Calcaterra - su delega della procura di Roma che indaga per omicidio colposo - conferirà l’incarico. Il primo esame avverrà sul corpo di Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni primo tra i sommozzatori scomparsi ad essere recuperato. Nei giorni successivi saranno eseguite le perizie sugli altri corpi riportati in aereo dalle Maldive e atterrati a Malpensa nelle scorse ore: la docente Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, laureato di recente a Genova.

«Leggete il curriculum»

All’aeroporto di Malpensa non c’era nessuno dei loro familiari, che non hanno ancora potuto porgere un saluto ai defunti dato che le salme sono sotto sequestro. Lo stesso Carlo Sommacal, che nella tragedia ha perso la moglie e la figlia, è rimasto a Genova in attesa che tutte le perizie si svolgano. Fin dall’inizio della vicenda ribadisce ai media: «Andatevi a leggere il curriculum di Monica, dove ci sono anche i brevetti speleosub», dicendosi «esausto» per le polemiche di questi giorni sulla capacità o meno dei subacquei di scendere a meno 60 metri in grotta. «Ognuno può avere le proprie opinioni ma lei aveva tutte le specializzazioni e i brevetti necessari - spiega - Però adesso basta perché io sono a pezzi e non ce la faccio più».

Le mail

Quattro corpi sarebbero stati trovati in un anfratto della grotta di Hekunu Kandu dal rescue team finlandese di Dan Europe, che ha mostrato delle foto di quei cunicoli marini, dove è alto il rischio di scarsa visibilità dovuta ai sedimenti corallini, così come più volte è stato posto il dubbio sull’adeguatezza dell’attrezzatura utilizzata dai cinque. Sarà determinante l’analisi delle go-pro e della strumentazione indossata dalle vittime. Gli accertamenti della mobile di Genova, su delega della procura di Roma, proseguono anche passando al setaccio le mail che la docente Montefalcone si era scambiata con il Dipartimento di scienze della terra, dell’ambiente e della vita. In quelle missive dell’ateneo, ipotizzano gli inquirenti, potrebbero esserci i dettagli di quanto avrebbe fatto Montefalcone ogni giorno e le eventuali autorizzazioni alle varie attività scientifiche. Oltre alle mail sarebbe stato acquisito anche il “documento di missione” con gli indirizzi di ricerca. Se dovessero emergere i via libera, un’ipotesi investigativa è che la morte della dottoressa e dell’assegnista Muriel Oddenino vadano inquadrati come infortunio sul lavoro. L’ateneo genovese, sin dal primo giorno, ha sempre sottolineato che «l’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale».

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