Non poteva che essere una gremita sala multimediale dell’Unione Sarda a ospitare ieri sera la presentazione de “L’antidoto”, l’ultima fatica del direttore del Foglio Claudio Cerasa, pubblicato da Silvio Berlusconi Editore. A dialogare con lui Emanuele Dessì, direttore del nostro quotidiano.
A fare gli onori di casa l’editore Sergio Zuncheddu. «Il Foglio l'abbiamo fondato io, Giuliano Ferrara e pochi altri, e non pensavo che ci potesse essere un direttore sostitutivo di Ferrara», dice Zuncheddu. «Cerasa lo ha tenuto a quegli stessi livelli».
I temi
La chiave di lettura principale della serata è contenuta nella relazione tra titolo e sottotitolo, Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo: «È un tentativo di offrire un’alternativa all’industria del catastrofismo» spiega Cerasa. «Abbiamo imparato a dare per scontate le cose positive che abbiamo e ci siamo convinti che le cose negative valgano maggiormente la pena di essere raccontate, ma questo è un pericolo. Se non introduciamo un po’ di ottimismo razionale rischiamo di dar spazio al rancore, che alimenta la demagogia che a sua volta nutre il populismo». Il rischio è vivere in una realtà parallela in cui la realtà non conta più, contano le percezioni. Così si finisce per lasciare spazio a quelle semplificazioni che sono terreno per gli estremismi.
Responsabilità
Sia chiaro: essere ottimisti non significa cercare di vedere a ogni costo il bicchiere sempre mezzo pieno. L’ottimista non vive di utopia, ma di responsabilità e dunque, prosegue Cerasa, sa che «non c’è stato nella storia dell’umanità un momento migliore per affrontare le complessità». Le cattive notizie arrivano. Perché i fatti negativi, spesso atroci, accadono. Ma la tensione del libro è quella di non fermarsi alle singole immagini, ma allargarsi al contesto. L’esercizio, per rimanere nella similitudine del bicchiere, è quello di osservazione e studio del contenitore e del contenuto, attività ben diversa dal lasciare ad altri il compito di raccontarcelo. E dunque potremmo rimanere sorpresi nello scoprire che, dal 2009 a oggi, i centenari in Italia sono aumentati del 130%, dati Istat, che il nostro Paese è leader in Europa nel riciclo di rifiuti e che, a dispetto della percezione, l’Italia è il paese più sicuro d’Europa, distinguendosi in modo particolare per il tasso di omicidi volontari di 0,54 eventi ogni 100 mila abitanti, con una riduzione costante nell’ultimo decennio. Eppure, la percezione di sicurezza degli italiani è la più bassa d’Europa, perché «politicamente affrontare questo cortocircuito non conviene a nessuno, che sia maggioranza o opposizione», insiste il direttore del Foglio.
Problemi
Dunque, i problemi non ci sono? Al contrario: i problemi esistono e abbiamo la responsabilità di affrontarli e trovare soluzioni e, perché no, opportunità: ciò che accade quando si cede al catastrofismo è che «non si cercano soluzioni ma capri espiatori, e si trasformano le soluzioni in nuovi problemi». Un esempio per tutti è il presidente degli Stati Uniti d’America Trump, che Cerasa definisce «catastrofe e dono». Se sulla prima definizione il racconto è abbastanza chiaro, sulla seconda arriva la specificazione dell’autore: «Ha costretto l’Europa a fare più cose negli ultimi 6 mesi che nei precedenti 16 anni». L’imposizione dei dazi ha portato a esplorare nuove relazioni commerciali, in un mercato che solo per il 30% passa da Usa e Cina.
Social
C’è spazio anche per i social media, e per la maggiore attenzione che tutti dovremmo porre nel «distinguere ciò che è virale da ciò che è reale: di fronte a un mondo che vive di percezioni, studiare e raccontare il contesto è necessario», e per l’intelligenza artificiale. «Siamo stati il primo quotidiano al mondo a fare un intero giornale scritto con l’AI» racconta, «e questo ci ha permesso di capire che cosa l’intelligenza artificiale non sa fare: non suda, non telefona, non si emoziona. Non crea». Soprattutto, conclude, ci costringe a essere ancora più bravi, perché il progresso non lo puoi fermare.
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