L’hanno cercata in tanti, da terra, dal cielo e in mare. Forze dell'ordine e volontari, tra questi c'era anche Carlo Coni, canoista esperto, di casa in quella zona. È stato lui a fare il primo ritrovamento. «Mi sono sentito in dovere di rendermi utile».
Così, sul suo kayak, il 19 novembre - giorno dopo la scomparsa di Martina - ha perlustrato insieme ad altri volontari tutta la zona costiera. «Siamo partiti da Marina Piccola, direzione Cala Fighera», racconta. «All'altezza della Baia Pasqualino, all'interno di una grotta, abbiamo trovato lo zainetto nero, in pelle. Era chiuso, perfettamente integro». Poco dopo la prima scarpa, nera, sportiva, allacciata, numero 37: «Era poco distante, nella parte finale della grotta, a secco, su una pietraia. A quel punto tutti ci aspettavamo anche il corpo». Nessuna traccia di Martina, soltanto la seconda scarpa, ritrovata il 23 novembre. Anche allora c'era Coni: «In questo caso era slacciata, in ottime condizioni. L'abbiamo trovata dentro una grotta molto piccola, raggiungibile a nuoto e con la bassa marea via terra». Oggetti consegnati immediatamente alle forze dell'ordine, insieme a una dettagliata relazione che mette nero su bianco l'impegno di chi allora si è messo al servizio di una famiglia che ancora aspetta risposte.
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