Acerra. Una visita breve ma di grandissima intensità: per la prima volta un Papa ha messo piede ad Acerra e ha dato una scossa contro le prepotenze ma anche, a volte, contro quella rassegnazione che c'è nella cosiddetta “terra dei fuochi”.
Un’area di morte
Quattro ore in Campania, a pochi giorni dalla visita a Pompei e Napoli, per portare la sua vicinanza a quella zona dove negli anni sono state sversate e bruciate tonnellate di rifiuti che oggi la gente paga in inquinamento ambientale.
Sono loro, le vittime, le protagoniste di questa giornata. Tendono la mano al Papa, sollevando una fotografia di chi non c'è più. «Sono venuto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall'inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente», ha detto il Papa nella Cattedrale di Acerra. «Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza».
La denuncia
Il j'accuse del Papa, che con questa visita nell'anniversario della Laudato si' ha raccolto un desiderio di Bergoglio (doveva venire nel 2020 ma poi fu fermato dalla pandemia), è diretto: «Il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l'ambiente naturale e sociale».
E ancora: «Va scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo».
Ma dalla denuncia il Papa passa al messaggio di speranza perché non bisogna cedere alla rassegnazione e provare a «lasciare ai figli un mondo migliore». Il Papa ha invitato a non cedere alla rassegnazione e il governo si è assunto fino in fondo queste responsabilità», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, al termine della visita di Papa Leone.
L’accoglienza
Acerra abbraccia Leone XIV con il calore proprio di queste terre. Non c'è balcone che non abbia un segno bianco-giallo, dalle bandiere ai palloncini, ma ci sono anche le tovaglie buone del corredo, come si vedono per le processioni. La gioia è nell'attesa paziente dietro i sette chilometri di transenne per salutare quel Papa che riaccenderà i fari su una tragedia, quella appunto della terra dei fuochi, spesso dimenticata. E c'è soprattutto tanta commozione. Anche monsignor Antonio Di Donna, l’amato vescovo di questa terra, ad un certo punto, nell'elencare, nome per nome, le ultime giovani vittime dell'inquinamento, è costretto a fermarsi perché gli si incrina la voce. «Mai più, mai più, - scandisce il presule - terra dei fuochi. La nostra terra non sia conosciuta solo per le sue ferite, ma soprattutto per la forza della sua gente, la resilienza, laboriosità, storia e cultura, la capacità di accogliere i migranti e la scelta ostinata di restare qui nonostante tutto».
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