Per quanto la sfida dei ballottaggi sia alle spalle, il clima fra gli schieramenti è destinato a farsi più acceso. Ieri in mattinata le opposizioni hanno abbandonato prima la seduta della commissione Lavoro della Camera, in polemica con la gestione del Dl Primo Maggio, e poi quella della commissione di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, accusando il presidente Marco Lisei (FdI) di volerla trasformare in un tribunale speciale. E un altro scontro è all’orizzonte sulla legge elettorale, in commissione Affari costituzionali. Il testo resta indigeribile per le opposizioni, che sono al lavoro per presentare insieme emendamenti soppressivi e valutando interventi di «riduzione del danno». Resta il tema delle preferenze: FdI, Nm e vannacciani hanno annunciato emendamenti per introdurle. Su quelli, nel Pd come nel M5S, non c’è un atteggiamento di chiusura a priori: per ora le opposizioni tengono d’occhio le mosse delle forze di centrodestra, che sono ancora in cerca di un equilibrio. Resta il sollievo per i conteggi dopo i ballottaggi. Con qualche curiosità da abbaco: come la contesa nel Pd sul risultato finale, che varia da 8 a 10 capoluoghi vinti, a seconda di chi considera o meno Salerno ed Enna, guidati da due vecchie conoscenze del Pd come Vincenzo De Luca e Vladimiro Crisafulli, che però hanno corso senza il simbolo del partito.
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