Inviata
Abbasanta. Il riconteggio è durato quasi più dello spoglio. E, a ben guardare, si capisce il perché: a decidere il destino del Municipio di Abbasanta sono stati 12 voti. A fare da ago della bilancia la sezione 2, quella dove per tutto il pomeriggio un gruppetto di cittadini solerti (e un po’ in là con gli anni) ha assistito allo spoglio: in piedi, fuori dalla porta gialla al piano terra della scuola media del paese. La cantilena di nomi si è interrotta intorno alle 18. Solo dopo le 20, tuttavia, Patrizia Carta è stata di nuovo proclamata sindaca con il 50,42% dei voti. Secondo mandato ma prima vera sfida alle urne, perché cinque anni fa la sua era l’unica formazione in campo. Stavolta se l’è vista con Ileana Arca, 46enne dipendente pubblica, che con la lista Abbasanta Insieme si è fermata a 704 voti. Il resto del paese – almeno la parte che è andata a votare – ha scelto ancora lei: la neo 59enne (ha compiuto gli anni proprio nella domenica del voto) presidente della cooperativa alla quale è affidata la gestione del Nuraghe Losa, che da quando indossa la fascia tricolore è in aspettativa per potersi dedicare ai suoi 2.465 concittadini. «Sono felicissima, un testa a testa con l’altra lista vissuto col fiato sospeso. Questo ci permette di portare a termine un lavoro già iniziato ma con nuove idee e nuove energie. Sono contenta che ci fosse un’altra lista, è segno di democrazia, ora spero lavoreremo insieme».
Percentuale bulgara
Dal civico 144 di via Garibaldi ad Abbasanta, basta percorrere un lungo rettilineo per raggiungere in pochi minuti la sede dell’aula consiliare di Norbello dove sono già esplosi i festeggiamenti. Matteo Manca, 45enne segretario comunale a Montevarchi (in Toscana), è sindaco per la terza volta. Per lui è stato un plebiscito: con il 79,12% ha sconfitto la sfidante Daniela Meloni. «Credo sia il record in Sardegna, quasi l’80% dei voti, un risultato che ci fa capire che dobbiamo proseguire sulla stessa linea», gongola con la sua maglietta blu elettrico che strilla “Grazie Norbello”. «Le priorità restano le stesse: cultura, decoro urbano, lavorare per la bellezza di questo paese. Abbiamo dimostrato che il lavoro paga, le polemiche no». Nel frattempo nel parco si brinda, qualcuno – vedendo il sindaco rieletto – suona il clacson, tira giù il finestrino e con il pollice alzato gli augura buona fortuna. Lui sembra non averne bisogno: «Siamo gente di paese e il paese ci ha votato, e siamo pronti a collaborare con tutti per il bene della comunità».
Contro il quorum
Chi ha trascorso una giornata senza troppa suspense è stata l’unica candidata alla guida del Municipio di Ghilarza . Ora che il dato è confermato, ha il sorriso di chi si è tolta più di un sassolino dalla scarpa: Eugenia Usai, impiegata 57enne del Comune di Abbasanta, da ieri è la nuova sindaca di Ghilarza. Sconfitta per una manciata di voti alla scorsa tornata elettorale da Stefano Licheri, nel weekend appena trascorso se l’è dovuta vedere solo con il quorum.
«Sono scaramantica e ho voluto aspettare che lo spoglio fosse a un punto avanzato», dice mentre lo scrutatore della sezione 2 allestita nella scuola davanti al Municipio elenca i nomi dei candidati consiglieri una scheda dopo l’altra. «Entreranno tutti – quasi esulta – e ora valuterò preferenze, competenze e disponibilità per comporre la Giunta». In un completo ricamato color lilla, intorno alle 16, già forte del dato sull’affluenza, Usai faceva da rappresentante di lista in attesa dell’ufficialità per poter festeggiare. «Ci metteremo subito al lavoro, la nostra opposizione saranno i cittadini: saranno loro a spronarci a lavorare meglio». I cinque anni appena trascorsi? «Abbiamo ricoperto il nostro ruolo in modo elegante. Per rispetto del lavoro degli impiegati comunali, abbiamo anche garantito il numero legale all’ultimo Consiglio per l’approvazione del rendiconto entro il 30 aprile».
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