Tribunale.

Una perizia psichiatrica sull’omicida 

Francesco Massa nel luglio 2021 uccise il coinquilino con 13 coltellate 

Il 64enne Francesco Massa, responsabile dell’omicidio di Massimiliano Lilliu, ucciso nel luglio 2021 con 13 coltellate nell’appartamento che i due condividevano in via delle Doline tra San Michele e Tuvixeddu, soffrirebbe di un disturbo della personalità; un problema di natura grave, tenuto conto che già nel 1995 il pensionato aveva ammazzato con due fendenti un ragazzo di 19 anni ai suoi occhi responsabile di averlo rimproverato per la guida ritenuta pericolosa. Dunque per portare avanti il processo scaturito dall’ultimo episodio è fondamentale capire quali siano le reali condizioni dell’imputato, richiesta avanzata dagli avvocati difensori Mauro Massa e Laura Quartuccio alla quale si è associato, ritenendo la verifica «opportuna e necessaria», il pubblico ministero Rita Cariello.

La prima udienza

Così ieri, alla prima udienza dibattimentale, la Corte d’assise presieduta dalla giudice Tiziana Marogna (a latere Alessandra Angioni) ha deciso di affidare l’incarico allo psichiatra Diego Primavera, che assumerà il compito nell’udienza fissata il 6 ottobre. Una volta depositata la relazione, probabilmente nel nuovo anno, si andrà avanti in un procedimento che si annuncia breve perché Procura, difensori e parti civili (rappresentate dai legali Gian Michele Sideri e Roberto Argiolas) hanno raggiunto l’accordo per acquisire tutti gli atti d’indagine e sentire, nel caso sia proprio necessario, solo pochi testi per poi andare subito a discussione.

L’interrogatorio

«Quante volte l’ho colpito? Alcune, non ricordo», aveva detto nell’interrogatorio in carcere l’indagato. Le verifiche del medico legale avevano fatto emergere che Massa, reo confesso, aveva inferto tredici colpi a Lilliu, cuoco trentenne. Una furia legata, così aveva sostenuto l’imputato, ai presunti furti messi a segno dalla vittima, con la quale si era già scontrato. «Un mese fa avevamo avuto una discussione», aveva rivelato al gip Roberto Cau dopo l’arresto, «poi domenica all’alba l’ho visto nella mia stanza e l’ho fermato ma sono stato colpito con una manata e lui è ritornato nella sua stanza. Così l’ho seguito e, per paura di essere aggredito, ho preso un coltello dalla cucina: la discussione è proseguita nella sua camera, si è avvicinato e l’ho colpito alcune volte. Quando si è piegato sono andato via. Ho gettato l’arma dalla finestra e avvisato gli altri coinquilini. Sono dispiaciuto». L’omicida aveva atteso la Polizia e, con gli indumenti sporchi di sangue, agli agenti che lo avevano fermato in via Is Maglias, a poca distanza dall’abitazione dove c’era il corpo senza vita del coinquilino, aveva detto: «Così ha finito di darmi fastidio». Poco prima aveva svegliato un altro affittuario dell’abitazione nella palazzina e gli aveva chiesto di avvisare il 113. «D’appu bocciu». L’ho ucciso. Lilliu era stato colpito otto volte tra il petto e il collo e altre cinque alla schiena quando era già sul pavimento della sua camera da letto. Per l’assassinio del 1995, Massa aveva scontato 17 anni.

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