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l'ex campione

Antonio Alias: "Kickboxing violento? Anche nel calcio ci sono i contatti..."

Il 67enne è il primo sardo ad essere diventato campione italiano nella disciplina

Ha messo in soffitta, da tempo, guantoni e parapiedi. Ma quando si fa il nome di Antonio Alias - di Iglesias, 67 anni portati con la disinvoltura di un ragazzo - non si può fare a meno di pensare alla kickboxing.

È stato lui, insieme a Gianfranco Atzori (morto diversi anni fa), a portare in Sardegna la disciplina sportiva nata negli Usa ma che ha origini nel karate: la prima palestra, sul finire degli anni Settanta, è stata aperta proprio nella sua città.

Primo sardo a diventare campione italiano di kickboxing, Alias continua ad essere appassionato: ora è parte attiva nell'organizzazione (curata da AliasGym, palestra del figlio Alessandro, anche lui campione) di "The night of superfigh", una manifestazione internazionale che si svolgerà il 6 luglio (alle 20) in piazza Sella, a Iglesias. La gara prevede l'assegnazione del titolo mondiale "Wkn" di K1, una specialità della kick boxing, ma anche combattimenti di muay thay e boxe. Parteciperanno 20 atleti: sardi e internazionali.

Quando gli viene chiesto se non sia uno sport violento, Alias risponde: "Sul ring si confrontano due persone che sono consapevoli, anche di dover rispettare le regole: non c'è prevaricazione e la gara può essere interrotta in qualsiasi momento. Violenza è vedere, anche nei campi di calcio, un giocatore che colpisce un altro".

La kickboxing può, peraltro, svolgere anche una funzione di supporto terapeutico: l'ex pluricampione altoatesino Franz Haller è, da anni, volontario dell'associazione Sclerosi multipla, a Bolzano, dove allena persone affette dalla malattia del sistema nervoso centrale.

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