SPORT - CALCIO

È già il Cagliari di Diego Lopez: il tecnico uruguaiano torna dopo tre stagioni

Nemmeno il tempo di svuotare la valigia. Dall'aeroporto di Elmas al centro sportivo di Assemini, la firma poi in campo.

Pranzo di gruppo (c'è anche il presidente Giulini), il discorso alla squadra (compresi gli infortunati), l'allenamento (al suo fianco Agostini e Fini) e sino a tarda sera una full immersion di Lazio (tra dvd, youtube, telefonate), il primo avversario domenica sera all'Olimpico e già un chiodo fisso. Diego Lopez tutto d'un fiato.

Al tecnico uruguaiano, 43 anni compiuti ad agosto, il compito, dunque, di far rientrare il Cagliari sul binario giusto, tirar fuori il meglio dalla squadra almeno sino alla riapertura del mercato, ridarle freschezza e solidità e, soprattutto, quell'entusiasmo contagioso di inizio stagione e perso, più o meno all'improvviso, dalla gara col Sassuolo in poi.

IL ROSSOBLÙ CUCITO ADDOSSO - Ha firmato un contratto biennale, la salvezza come condizione. Storico capitano. Ha indossato la maglia del Cagliari dal 1998 al 2010 (in tutto 342 partite) sino a cucirsela addosso. E sempre in rossoblù ha cominciato la carriera da allenatore.

Ha rotto il ghiaccio con gli Allievi, giusto un antipasto con la Primavera poi in prima squadra, all'inizio in coppia con Pulga (non avendo ancora il patentino) poi da solo, sino all'esonero, legato più ad alcune scelte sulla formazione (non gradite al presidente dell'epoca Cellino) che ai risultati o alla salvezza, mai in discussione.

TRA BOLOGNA E PALERMO - A seguire l'avventura in B col Bologna e la parentesi col Palermo l'anno scorso in A, curiosamente compromessa proprio dalla sconfitta contro il Cagliari, il suo Cagliari.

Quella è stata la prima (e unica) volta che ci ha giocato contro. Qualche giorno prima del match postò su Instagram una sua foto da giocatore rossoblù con la fascia da capitano sul braccio. E al triplice fischio ammise: "È stata una sofferenza". E non si riferiva al risultato.

Perché per lui il Cagliari è sempre stata una questione d'onore, oltre che una fede. Anche per questo il presidente Giulini lo ha preferito a tutti gli allenatori passati al vaglio tra domenica, lunedì e martedì.

IL CASTING - È stato un vero e proprio casting, alla ricerca del profilo ideale. Dai più esperti Reja, Mandorlini e Iachini agli emergenti Oddo e De Zerbi. Molti di loro il patron li ha addirittura incontrati a cena o nella sede della Fluorsid.

Con nessuno è scoccata la scintilla. Con Lopez, invece, c'è stato feeling al primo contatto telefonico. Nei giorni scorsi l'uruguaiano si trovava in Spagna dove sta giocando il figlio Thiago, nella Primavera del Getafe.

Giusto il tempo di tornare in Italia, rescindere il contratto col Palermo (al quale era legato sino a giugno) e raggiungere Giulini in ristorante a Milano.

VERTICE NELLA NOTTE - Nel menù soprattutto l'aspetto economico, ma anche quello tecnico, tattico e strategico. È bastato un brindisi per sancire l'intesa, formalizzata poi ieri mattina nella sede di via Mameli.

Con lui Fini, suo compagno nel Cagliari dal 2007 al 2009 e braccio destro dalla prima esperienza in panchina. Nello staff è stato inserito Agostini, altra bandiera rossoblù. Coordinatore tecnico, invece, Santoni. Invariato il pool di preparatori atletici composto da Tibaudi e Caronti.

Resta anche il preparatore dei portieri Dei, arrivato insieme a Rastelli, che ha già svuotato l'armadietto di Asseminello ma non lascerà per il momento Cagliari dove studia una delle tre figlie.

LOPEZ ATTO III - E non l'ha mai lasciata Lopez, come ha tenuto a precisare lui stesso appena sbarcato a Elmas: "Questa è casa mia".

Non ci saranno scossoni tattici, almeno inizialmente il 4-3-1-2 continuerà a essere il modulo di riferimento. Dessena, Cossu e Sau gli unici tre superstiti del suo ultimo Cagliari, i primi due sono stati anche compagni. Ma questa è un'altra storia, tutta un'altra storia.

È il Diego Lopez atto III.

Fabiano Gaggini

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