SPETTACOLI E CULTURA

Non mamme come le "Lunàdigas"
Nel web doc le storie di una scelta

Al Fandango Incontri di Roma è stato presentato il web-doc "Lunàdigas" delle registe Marilisa Piga e Nicoletta Nesler. GUARDA IL SERVIZIO DEL TG DI VIDEOLINA.
la presentazione del web doc al fandango incontri di roma
La presentazione del web doc al Fandango incontri di Roma

«Se avessi avuto dei figli li avrei dovuti dare a mia sorella Giuliana. Lei sì che è una vera madre». Così Maria Lai (1919-2013), generatrice di fiabe e sogni concepiti dal grembo della terra e dalla memoria dell'infanzia, spiegava la sua scelta di contravvenire alle aspettative di una società che, nel periodo in cui l'artista visse la sua età feconda, richiamava in maniera arrogante e spesso avvilente, al dovere della procreazione.

La testimonianza, che è insieme umile e consapevole, lucida e moderna, dolce e ferma, torna insieme a quella di decine di donne che, per le ragioni più varie, hanno deciso di non generare figli. Alcune sono personaggi noti (come Margherita Hack, Veronica Pivetti, Melissa P. e Rossella Faa), altre sconosciute al grande pubblico. Le loro voci, raccolte dalle registe Marilisa Piga e Nicoletta Nesler, non mamme per scelta come le protagoniste delle storie, sono la colonna narrativa del web-doc che è stato presentato al Fandango Incontri di Roma ed è già consultabile on line.

Il progetto, che mira entro l'estate a tradursi in film, è stato battezzato, così come il sito internet in cui i contenuti multimediali sono fruibili, "Lunàdigas". «La parola che dà il titolo al lavoro è tratta dalla lingua sarda», spiega Marilisa Piga, cagliaritana con ascendenze nel nord dell'Isola. «Veniva utilizzato dai pastori per indicare le pecore che non volevano figliare». È un termine dal sapore quasi magico (scoperto dalle autrici grazie all'opera di Monica Lugas, artista di Sadali), perché evoca la luna, la natura e i suoi cicli. Non ha il peso dello stigma o la carica dispregiativa e di luttuosa fatalità di cui le definizioni rami secchi , mule o segnate da Dio sono gravide. Mette, invece, a fuoco il bisogno delle registe di eliminare il filtro del pregiudizio e far fluire davanti alle telecamere, talvolta con ironia, le ragioni di una scelta controcorrente rispetto al modello tradizionale di famiglia. «Non abbiamo selezionato le protagoniste dei racconti in base a una provenienza geografica. Sono donne che abbiamo incontrato nel corso della nostra esperienza professionale, misurandoci coi temi su cui l'uomo s'interroga con maggiore inquietudine: la morte e la vita. Quello della non maternità era marginale e limitato alla dimensione femminile. Per questo abbiamo scelto di affrontarlo. Lo abbiamo fatto dialogando anche con tante giovanissime. Lo zoccolo duro è però rappresentato dalle nate negli anni '50, come me e Nicoletta». È il tempo di cui sono figlie le donne che hanno lottato per l'emancipazione femminile, quelle che per prime hanno osato contemplare la possibilità - a dispetto degli stereotipi - di essere lunàdigas. È lo stesso periodo storico che rappresenterà il tessuto del film che trarrà origine dal progetto e a cui rimanda la grafica del web-doc. I materiali di cui il lavoro si compone scorrono infatti dentro edifici che costituiscono il quartiere ideale di una città degli anni Cinquanta.

«È una formula che certamente non ci si aspetta da chi ha i capelli bianchi e da chi è abituata a lavorare col documentario tradizionale», sottolinea la regista cagliaritana. «Il web-doc offre tantissimi vantaggi. È strumento duttile nelle mani dell'autore. A me che non vorrei mai mettere la parola fine su niente, consente di aggiornare continuamente lo stato dell'opera. Permette poi di offrire al pubblico testimonianze integrali, approfondimenti, articoli, documenti, suggerimenti bibliografici». Lunadigas.com propone anche i dati elaborati dall'Eurisko. Mostrano come nei paesi occidentali il numero di donne che hanno scelto la non maternità sia decuplicato rispetto agli anni Cinquanta. «Il nostro lavoro non ha un intento sociologico - avverte la regista - ma certamente si presta alla riflessione. Perché le donne scelgono sempre più di non avere figli? Le ambizioni professionali non sono condizionanti. È una decisione lucida che affonda in motivazioni personali varie, intime e profonde».

Manuela Arca

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