SPETTACOLI

Da Barbara d'urso

"Punite per aver venduto sale a dei deficienti": la frase choc di Wanna Marchi e figlia in tv

Le due donne hanno raccontato di avere dal 2001 "tutto il mondo contro"
wanna marchi e stefania nobile ospiti in tv (foto da frame video)
Wanna Marchi e Stefania Nobile ospiti in tv (foto da frame video)

"Siamo state punite per aver venduto sale a dei deficienti che ci hanno creduto": sono le parole pronunciate da Wanna Marchi insieme alla figlia Stefania Nobile, ospiti della seconda puntata della trasmissione tv "Live non è la D'Urso".

Coinvolte nel "due contro tutti", hanno raccontato di avere trascorso nove anni e sei mesi in carcere per bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e associazione per delinquere finalizzata alla truffa, e di essere oggi certe di avere saldato il proprio conto con la giustizia. I fatti risalgono al 2001, e a far partire le indagini, come in molti ricordano, un servizio di Striscia la Notizia che le inchiodava.

La prima a intervenire è stata Stefania Nobile: "Dopo 18 anni – ha spiegato - vi sembra che abbiamo espiato abbastanza? O dobbiamo tornare dentro?". "Perché sapete la ruota gira – ha aggiunto togliendosi un sassolino dalle scarpe - Sono stata alla presentazione di un libro dove c'era Roberto Formigoni che veniva sempre a mangiare al mio ristorante... fece finta di non conoscermi. Ora Formigoni sta a Bollate".

"Chi commette reati gravi come le violenze non fa un giorno di galera – la chiusa - noi li abbiamo scontati tutti e pure di più. Avremmo potuto patteggiare e non l'abbiamo fatto. Sappiamo gli sbagli che abbiamo fatto".

"A mattino 5 – ha quindi aggiunto Wanna Marchi lasciandosi sfuggire un'accusa molto pesante - hanno fatto vedere i chirurghi plastici e delle persone squartate e noi siamo state punite per aver venduto sale a dei deficienti che ci hanno creduto".

"Io sono molto serena – ha quindi aggiunto in risposta ai fischi del pubblico - ho chiuso la partita con la giustizia, meno vengo in Italia e meglio sto".

Oggi le due donne vivono in Albania, dove gestiscono un ristorante.

(Unioneonline/v.l.)

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