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Sardi in Australia: parola d'ordine? "Flessibilità"

La storia della Sardinian Cultural Association, con sede a Rosanna, e le prospettive per il futuro
paolo lostia e il logo del circolo (foto inviate dall associazione)
Paolo Lostia e il logo del circolo (foto inviate dall'associazione)

Per promuovere la cultura sarda in Australia la parola d'ordine è "flessibilità". Ne è convinto Paolo Lostia, presidente da 23 anni della Sardinian Cultural Association (Sca) con sede all'Assisi Centre di Rosanna.

"La rappresentanza sarda in territorio australiano - spiega - non ha mai potuto contare su grossi numeri, dato che durante la passata ondata di immigrazione italiana solo circa 3.000 sardi sono venuti in questo Paese. Anche la storia della "Sca" è un esercizio di adattamento".

Fondata nel 1987 dall'unione del Sardinia Club (risalente al 1969) e del Sardinia Social Club (istituito nel 1971), la sua sede ufficiale è stata cambiata diverse volte, fino a quella attuale, e conta circa 250 iscritti.

Tra i momenti significativi, ricorda Lostia, c'è senz'altro il riconoscimento da parte della Regione Sardegna, arrivato nel 1988, "senza i cui fondi e contributi sarebbe molto difficile, dati i numeri esigui della comunità, portare avanti eventi e progetti di una certa sostanza".

Da sinistra: Susan Alberti, Paolo Lostia e Giovanna Ruiu, tesoriera del circolo, a un recente evento (foto inviata dall'associazione)
Da sinistra: Susan Alberti, Paolo Lostia e Giovanna Ruiu, tesoriera del circolo, a un recente evento (foto inviata dall'associazione)

Oggi l'associazione desidera aprirsi il più possibile a collaborazioni esterne, in particolare con i giovani: "È quasi una mission impossible", dice il presidente, "ma le idee ci sono".

E infatti, sia per curare il sito sia per la pagina Facebook, ci sono quattro o cinque ragazzi che affiancano il direttivo vero e proprio e grazie a questa nuova multimedialità la Sca è entrata nel circuito del Nomit, The Italian Network of Melbourne. Nell'ambito di questa collaborazione, è stato realizzato l'incontro all'istituto italiano di cultura con l'antropologa Lisa Camillo, regista del documentario "Balentes".

(Unioneonline/s.s.)

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