I SARDI NEL MONDO - LETTERE

I media italiani visti dall'estero

"La stampa, fra vizi italiani e differenze con l'estero"

Un emigrato sardo in Finlandia riflette sulle differenze tra il mondo dell'informazione italiano e quello straniero
giornali stranieri (foto pixabay)
Giornali stranieri (foto Pixabay)

"Gentile Redazione,

noi che siamo emigrati lasciando la Sardegna - che rimane costantemente nel cuore - per i più svariati motivi, in particolare per ottenere una vita migliore, come miliardi di altri individui nel mondo, diventiamo naturalmente testimoni ed osservatori del Paese che ci ha ospitato in tutte le sfaccettature. D'altronde, per noi sardi è stato sempre così, fin dalla fine dell'Ottocento. Come siamo giudicati all'estero dagli autoctoni? Bella domanda, la cui risposta non è scontata come si pensi: per verificarlo, bisognerebbe viaggiare, vedere molti posti diversi, non avere idee preconcette, essere giudici obiettivi. Argomento stimolante, troppo lungo da sviluppare in questo testo.

Di certo, solo per fare un esempio, basterebbe pensare alle differenze esistenti fra l'opinione pubblica in Italia e Finlandia (il Paese dove risiedo) riguardo la Russia di Vladimir Putin. Oggi, a leggere la stampa italiana, Putin (ex alto funzionario del KGB) sembra godere di una considerazione altissima; i finlandesi, che con la Russia confinano per 1.500 km, la leva militare obbligatoria da sempre, il Mar Baltico diventato zona di massima allerta, la pensano in maniera contrapposta. Vedere per credere, si potrebbe dire.

Un ruolo fondamentale lo riveste la stampa. Ecco: in questa occasione, per stimolare la curiosità, vorrei proporre le enormi differenze fra i giornali finlandesi ed italiani. Chi pensasse a mie preferenze, perderebbe tempo. Non diventerò, voglio dire, come accade costantemente in Italia, uno che si piange addosso e se la prende coi mostruosi 'burocrati di Bruxelles', quasi fossero le enormi formiche dell'indimenticabile film 'Assalto alla Terra', o uno che si sente vittima del mondo intero, alla stregua di una maledizione divina o un nuovo Erode che ci voglia male, accusa 'gli altri' di tutti i mali immaginabili, considera l'avversario ideologico la peste bubbonica verso cui scaricare gli strali.

I due maggiori osservatori mondiali della libertà di stampa, Reporters sans Frontières e Freedom House, da anni collocano la Finlandia al primo posto; la miserevole posizione italiana la conosciamo. Quali i motivi? Sappiamo anch'essi, e fra tanti sono in primo piano le minacce, intimidazioni, messe al bando che molti giornalisti italiani subiscono, oltre al fatto di un Berlusconi che proprietario di televisioni, giornali, squadra di calcio, assicurazioni, immobiliarista di punta…ha potuto accedere alla politica attiva. Una domanda: quanti giornali italiani hanno vivamente protestato, all'epoca, per tale anomalia? Pochi.

I giornali in Finlandia costano molto più che in Italia. Due esempi: 'Helsingin Sanomat' (I messaggi di Helsinki), il più autorevole a livello nazionale, si paga in edicola 3.5 € ed 'Aamuposti' (La posta del mattino), quello della mia regione, quindi una sorta di "L'Unione Sarda", 2 €.

Prima di trasecolare, un dato: quasi nessuno li compra nelle classiche edicole, che peraltro qui in Finlandia non esistono come noi le intendiamo, ma ci si abbona, e di buon mattino le testate le trovi nella cassetta postale. Abbonandosi, Helsingin Sanomat costa 1.24 € ed Aamuposti 0.96 €. Quanti finlandesi si abbonano? Per capirlo, faccio il solo esempio della via dove risiedo: tutti, indistintamente. Questione di mentalità, direi.

Altra consistente differenza: la prima pagina dei giornali finlandesi, per antichissima tradizione, è interamente occupata dalla pubblicità. Come reagirebbero i lettori se lo stesso avvenisse in Italia? Credo non bene.

Noi italiani in generale ci lamentiamo dell'eccessiva pubblicità dei quotidiani. Se solo veniste qui, vi spaventereste: almeno tre volte superiore. Perché il lettore finlandese medio la accetta? Risposta semplice: qui è ben insita nella mente della gente che la libertà di stampa è un bene talmente prezioso, che essa (la pubblicità) sia parte integrante fondamentale per ottenerla.

Ma la differenza più sostanziale è un'altra. Quale elemento fondamentale domina la stampa italiana, specialmente regionale? La 'Politica', intendendo con tale termine lo sparare a zero, da parte anche dei lettori con i commenti, contro la parte politica avversa. Siamo tutti testimoni, ed anche L'Unione Sarda non fa eccezione. La contrapposizione ideologica sguaiata dei lettori è un cardine delle testate: un botta e risposta fra persone arrabbiate, spesso prive di scrupoli. Perfetta rappresentazione empirica di una certa Italia. Qui al Nord dell'Europa l'argomento 'Politica', specie nelle testate regionali, è inesistente o quasi.

Un ultimo appunto: ormai tutte (o quasi) le testate nazionali italiane hanno messo a pagamento le edizioni online. Giusto, sacrosanto, inevitabile. Alcune, come mi pare 'Il Fatto Quotidiano' e i giornali berlusconiani, no: chiaro, quando le cronache sono a senso unico senza contraddittorio, tutto è lecito. Di gratuito non c'è più nulla: la libertà di stampa ha regole ferree. Qui in Finlandia le edizioni online sono state a pagamento fin dall'inizio di Internet.

L'Unione Sarda online è tuttora gratuita: come sardo e lettore, essendo in democrazia, chissà che non sia l'occasione per proporre qualche opinione".

Mario Sconamila - Finlandia

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