SALUTE

La scoperta

Diabete, è "colpa" della proteina Gsk3: ma la ricercatrice - italiana - non trova finanziamenti

Un'incredibile novità nella cura del diabete da una ricercatrice italiana, che ha però sospeso il lavoro per assenza di finanziamenti
la ricercatrice francesca sacco (foto da universit tor vergata)
La ricercatrice Francesca Sacco (foto da Università Tor Vergata)

Un'incredibile novità nell'approccio al diabete, malattia di cui in Italia soffrono oltre tre milioni di persone e patologia quasi raddoppiata, secondo i dati oggi disponibili, negli ultimi trent'anni.

A rivelarla la ricercatrice italiana Francesca Sacco, 34 anni, animata nei suoi studi da grande passione ed entusiasmo.

Mamma della piccola Emma e in attesa di Giulio, la ricercatrice dell'Università Tor Vergata di Roma ha scoperto un possibile nuovo bersaglio per la cura del diabete di tipo 2, la forma più comune della malattia. "Con la ricerca sui topi sani e malati, ho notato che è centrale il ruolo della proteina Gsk3 - dice all'Adnkronos - Abbiamo visto che nel pancreas dei topi diabetici è praticamente sempre accesa, mentre in quelli sani è spenta. Abbiamo scoperto che il Gsk3 controlla la produzione di insulina da parte del pancreas. Se è sempre acceso come nei topi diabetici, non è in grado di produrla".

Per capirlo ha usato la sua esperienza all'estero: la tecnologia della proteomica, utilizzata nel prestigioso laboratorio Max Planck di Biochimica a Monaco, dove ha lavorato per cinque anni con il professor Matthias Mann. "Abbiamo usato, allora - spiega - un inibitore per vedere se, bloccando l'attività di Gsk3, riuscivamo a ripristinare la normale abilità di questi pancreas nel produrre insulina". Il risultato? "I pancreas dei topi diabetici, trattati con questa molecola, sono di nuovo in grado di produrre insulina".

Il suo studio è stato anche pubblicato sulla prestigiosa rivista "Cell Metabolism", ma "questi sono ancora studi preliminari - chiarisce - fatti sui topi. Da qui per arrivare a una cura ci sono ancora tanti passi da fare".

Tornata in Italia nel settembre del 2017, grazie alla borsa di studio "L'Oréal Italia per le donne e la scienza", la biologa ha cominciato a lavorare all'ateneo capitolino di Tor Vergata.

Qualche mese dopo il Programma per giovani ricercatori "Rita Levi Montalcini" del Miur le ha offerto la possibilità di diventare ricercatrice. Oggi, grazie a un finanziamento Airc Grant Start-Up, conduce un gruppo di ricerca per lo studio della resistenza alla chemioterapia di leucemie mieloidi acute, usando la tecnologia della proteomica.

L'assurdo è che, per ora, il suo studio sul diabete si ferma. "Allo stato attuale non ho un finanziamento per continuare la ricerca su questa malattia, ma combatto per trovare uno 'sponsor'", conclude.

"C'è tutta l'intenzione di continuare a perseguire questa strada, però, come al solito, ci vogliono i soldi. Io, comunque, non mi arrendo".

(Unioneonline/v.l.)

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