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NASH, il killer del fegato di cui troppo poco si parla

La patologia, un'infiltrazione grassa del fegato, è destinata a diventare sempre più diffusa
carlo filice (foto simit)
Carlo Filice (foto Simit)

Una malattia di cui ancora poco si parla, ma che sta mietendo vittime in tutto il mondo: parliamo della NASH (da Non Alcoholic Steato-Hepatitis), infiltrazione grassa del fegato che, se dura per un periodo sufficientemente lungo, può scatenare dei processi di epatopatia cronica proprio come li scatenano le patologie virali. E se le epatiti virali B e C, grazie rispettivamente ai vaccini e ai nuovi farmaci, stanno gradualmente diminuendo, lo stesso non si può dire per la NASH, che diventa così la causa principale di trapianto di fegato.

Negli Stati Uniti, nella popolazione adulta, la NASH rappresenta già la causa principale di cirrosi e la seconda causa di trapianto epatico, dati che spingono a ipotizzare che a breve diverrà la malattia più diffusa al mondo.

"Nel 2020 avremo 3 miliardi di persone che soffriranno di questo tipo di dismetabolismo" sottolinea Carlo Filice, professore di Malattie infettive all'Università di Pavia. "L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha già individuato la NASH come una delle patologie più importanti da affrontare a causa delle difficoltà di diagnosi e per le conseguenze che può avere".

LA DIAGNOSI - Attualmente la diagnosi è spesso tardiva, e anche da un punto di vista terapeutico non esistono farmaci dotati di sicura e comprovata efficacia. Nella grande maggioranza dei casi, infatti, il paziente affetto da NASH apparentemente sta bene. Per diagnosticarlo servono una biopsia o una risonanza magnetica. Tuttavia, i soggetti a rischio non si sottopongono a trattamenti invasivi e la maggior parte dei casi di NASH resta sommersa. "Abbiamo appena realizzato due prototipi per cui con una normale ecografia si riesce a individuare con esattezza il grado di infiltrazione grassa del fegato. Se questa possibilità si concretizzasse sarebbe una svolta nella diagnosi della patologia" aggiunge il professor Filice.

CAUSE E TERAPIE - Fra le cause che stanno alla base dell’insorgenza della patologia anzitutto le malattie infettive, soprattutto negli ex epatitici o nei soggetti affetti da HIV; quindi il diabete, l'abuso di farmaci, una dieta o uno stile di vita errati. Queste situazioni portano prima alla NAFL o fegato grasso, che può rimanere così tutta la vita, o evolvere in forme epatitiche.

Ma quali le terapie disponibili?. "Ad oggi – conclude il professor Filice - non ne esistono. Può essere utile tenere un corretto stile di vita, a partire da un'alimentazione corretta quale quella della dieta mediterranea, povera di grassi saturi, di formaggi, salumi, dolci, mentre è ricca di frutta, verdura, legumi, pesce. È poi indispensabile una riduzione delle calorie nel caso in cui il soggetto sia sovrappeso ed è sempre necessaria una regolare attività fisica. Tuttavia, farmaci ad hoc ancora non ci sono. Stiamo lavorando nella ricerca e l'auspicio e che si possano realizzare farmaci attivi nell'arco dei prossimi due anni".

Ad approfondire questo tema così delicato una "due giorni" di congresso in programma oggi e domani a Milano. A discuterne infettivologi, ma anche epatologi, gastroenterologi, pediatri, cardiologi, farmacologi, poiché la NASH interessa quasi tutte le discipline.

(Unioneonline/v.l.)

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