SALUTE

Nuove speranze

"L'immunoterapia sconfiggerà il cancro entro il 2050": l'annuncio dei Nobel per la Medicina

La nuova arma contro i tumori si sta rivelando di grande efficacia e potrebbe presto portare a risultati definitivi
asuku honjo e james p allison nobel per la medicina 2018 (ansa)
asuku Honjo e James P. Allison, Nobel per la Medicina 2018 (Ansa)

Una nuova arma contro i tumori, nata soltanto vent'anni fa ma che potrebbe riuscire a sconfiggerli in modo definitivo entro i prossimi trent'anni.

Parliamo dell'immunoterapia, strada che è valsa ai suoi pionieri Tasuku Honjo e James P. Allison il Nobel per la medicina nel 2018.

E proprio oggi, a pochi giorni dalla consegna del premio, i due sono tornati sull'argomento regalando grandi speranze per il futuro.

"Sono quasi sicuro - ha spiegato Honjo - che entro il 2050 tutte le forme di tumore potranno essere sconfitte con l'immunoterapia. E se non riusciremo a eliminare tutti i tumori, potremo comunque riuscire a bloccarli, impedendo loro di continuare a crescere".

"Il tumore è furbo, muta e si trasforma – ha proseguito Allison - per sfuggire alle nostre difese immunitarie. Perché allora combatterlo con l'immunoterapia? Perché l'immunoterapia ha un'elevata specificità, è adattabile e ha memoria".

A fare eco ai due scienziati è anche Michele Maio, direttore del Centro di Immunoncologia del Policlinico Le Scotte di Siena. Secondo cui "in alcuni casi siamo molto avanti, e risultati interessanti arriveranno fra 5-10 anni. Il Nobel è la ciliegina sulla torta di tre decenni di attività" che stanno finalmente iniziando a dare i risultati sperati.

"Oggi le cose sono cambiate – prosegue Maio - e sono state scoperte molecole con funzione

inibitoria", freni che bloccano il sistema immunitario, "e altre con funzione attivatoria”. "Al momento i risultati più interessanti li abbiamo avuti con melanoma, tumore del polmone, cancro testa-collo, linfoma di Hodgkin, cancro della vescica e del rene".

La ricerca, dunque, corre. "È il caso del tumore del seno triplo negativo - spiega Sabino De Placido, direttore oncologia medica Università Federico II di Napoli - ll nostro tallone d'Achille finora. Un tumore capace di mascherarsi e sfuggire al sistema immunitario. Abbiamo provato a sbloccare il freno delle difese immunitarie abbinando un anticorpo anti Pdl-1 (atezolizumab) con la chemio in uno studio di fase III, che ha aperto interessanti prospettive proprio nel caso di questi tumori al seno , con una tossicità abbastanza controllata".

"A Siena - conclude Maio - abbiamo in corso 40 sperimentazioni su vari tipi di tumore e spero che l'immunoterapia fra 3-4 anni diventi un'arma di precisione, usata in modo mirato sulla base delle caratteristiche del singolo paziente indipendentemente da dove è il tumore. Conosciamo solo una parte del sistema immunitario e stiamo imparando a gestire gli effetti del trattamento immunoterapico. Ma la strada è segnata".

(Unioneonline/v.l.)

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