POLITICA

Nasce il Movimento nazionale per la sovranità: Storace e Alemanno eletti presidente e segretario

Con l'elezione all'unanimità di Gianni Alemanno segretario e Francesco Storace presidente, e Roberto Menia vice segretario, i 1500 delegati al congresso fondativo al Marriott Park Hotel perfezionano la nascita nel panorama politico della formazione "sovranista", che si richiama alla destra nazionale, fin nel simbolo che stilizza la Fiamma del vecchio Msi.

Radici, insomma, e scommessa sul futuro: vincere le prossime elezioni con il centrodestra unito, come ha detto Gianni Alemanno nella relazione conclusiva.

All'appello all'unità hanno aderito Fi, Idea, Popolari per l'Italia, Idea e anche la Lega, anche se Giancarlo Giorgetti ha messo in chiaro che "ci vuole chiarezza" perché va evitato il rischio "ammucchiata" finalizzata ad entrare in Parlamento ma che sarebbe una mancanza di rispetto al popolo se poi l'alleanza,in particolare con Fi, si traducesse "come immagina Berlusconi nel governare con Renzi".

L'invito alle primarie, invece, pur condiviso dal Carroccio, lascia fredda proprio Forza Italia, ma la strada è tracciata, nella consapevolezza che, come ha detto l'azzurro Maurizio Gasparri, "il realismo impone l'unità, vista la crisi del Pd e l'incapacità del M5S". Sulla stessa linea Gaetano Quagliariello (Idea) e tutti gli altri che sono intervenuti nella due giorni romana (il popolare Mario Mauro e Raffele Volpi, di Noi con Salvini).

Assente, invece, Fratelli d'Italia, che qualcuno durante il dibattito ha accusato di voler fare il Nanni Moretti della situazione ("Mi si nota di più se vengo o se non vengo?"). Fatto sta che tutti i partecipanti danno per inevitabile la necessità di parlarsi e sedersi tutti attorno ad un tavolo, "senza conventio ad excludendum".

La piattaforma comune c'è e per questo Alemanno rilancia l'invito alla creazione di un vero e proprio "Polo sovranista" del centrodestra. Del quale ha declinato i punti di riferimento in termini politici, economici, e internazionali. Visto dal sovranismo di destra, significa guerra al "politicamente corretto", denunciato come un paraocchi concettuale imposto "dalle multinazionali ai popoli", in quell'alleanza tra liberismo economico-finanziario e vecchio internazionalismo di sinistra che "cancella confini e identità. E invece, ha rivendicato l'ex sindaco di Roma "la democrazia è un fatto nazionale, legato a confini e interessi nazionali", ha affermato, ricordando il generale De Gaulle.

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