POLITICA

Via libera alla riforma costituzionale, addio al Senato: l'ultima parola ai cittadini col referendum

L'Aula della Camera dà l'ultimo via libera alle Riforme costituzionali con 361 Sì e 7 no.

Hanno votato solo i partiti di maggioranza, mentre le opposizioni hanno lasciato l'Aula, in protesta al Ddl Boschi, dopo le dichiarazioni di voto.

Dopo il voto di oggi può considerarsi raggiunto il traguardo delle Riforme costituzionali.

Dopo due anni e sei letture tra Camera e Senato il ddl Boschi incassa alla Camera il voto finale.

Il testo predisposto dal governo, con il ministro Maria Elena Boschi in prima fila, è stato presentato l'8 aprile 2014 in commissione Affari costituzioonali del Senato.

A mettere la parola fine al lungo iter del provvedimento che ha cambiato 40 articoli della Carta costituzionale sarà comunque il referendum confermativo, previsto per ottobre 2016.

IL COMMENTO DI RENZI. "Gioia profonda per l'approvazione della riforma costituzionale. E' un giorno storico per l'Italia in cui la politica dimostra di essere seria e credibile", ha commentato Matteo Renzi dall'ambasciata italiana a Teheran sul voto alla Camera sulle riforme. "Abbiamo fatto tanto in un Paese che era il più instabile di Europa e ora è il più stabile. La riforma costituzionale è legge, adesso noi faremo il referendum", ha aggiunto.

Ecco come il governo di Matteo Renzi ha ridisegnato la Carta costituzionale:

CAMERA E SENATO. La Camera dei deputati sarà l'unica a votare la fiducia al governo, con i suoi 630 deputati eletti a suffragio universale. A Palazzo Madama resta il Senato della Repubblica, ma sarà composto da 95 membri eletti dai Consigli regionali (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori), più 5 nominati dal presidente della Repubblica. Sull'elezione dei futuri senatori il ddl introduce la novità introdotta su richiesta della minoranza Pd: saranno i cittadini, al momento di eleggere i Consigli regionali a indicare quali consiglieri saranno anche senatori.

I Consigli, una volta insediati, saranno tenuti a ratificare la scelta.

I senatori saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico: i consigli regionali eleggeranno con metodo proporzionale i senatori tra i propri componenti, con un sindaco per Regione. I nuovi senatori godranno delle stesse tutele dei deputati eletti direttamente dal popolo.

QUIRINALE E CONSULTA. Il presidente della Repubblica sarà eletto dai 630 deputati e i 100 senatori. Per i primi tre scrutini occorreranno i 2/3 dei componenti, dal quarto invece si scende a 3/5. Dalla settima ai tre quinti dei votanti. I giudici della Corte costituzionali saranno eletti 3 dalla Camera e 2 dal Senato.

ABOLITO IL CNEL. Nella nuova Carta costituzionale non figurerà più il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. Con l'abolizione del Cnel il ministero del Tesoro risparmia circa 20 milioni di euro.

CANCELLATE LE PROVINCE. Scompare dalla Costituzione la parola Province, dopo la legge Delrio che aveva stabilito che non si dovevano più tenere le elezioni popolari provinciali.

NUOVO REFERENDUM. Nel disegno di legge di riforma costituzionale viene introdotto un quorum più basso sui quali sono state raccolte 800.000 firme anziché 500.000. La validità si baserà sulla metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, invece della metà degli iscritti alle liste elettorali.

FEDERALISMO. Cambiano anche le norme sul federalismo, con le materie di energia, infrastrutture strategiche e protezione civile che torneranno come competenze dello Stato. Inoltre, su proposta del Governo, la Camera potrà approvare leggi anche nei campi di competenza delle Regioni se di "interesse nazionale".

IL REFERENDUM. L'ultima parola ora spetta al referendum abrogativo voluto con forza dal Governo e previsto per ottobre 2016.

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