POLITICA

L'intesa

Lo scontro sulla manovra: l'accordo Lega-M5S in sei punti

Dall'ecotassa sulle auto alle pensioni d'oro, dai fondi per Roma ai provvedimenti bandiera dei due partiti. I punti dell'accordo
l esterno di palazzo chigi dove ieri sera si tenuto un vertice decisivo per la tenuta della maggioranza (ansa)
L'esterno di Palazzo Chigi, dove ieri sera si è tenuto un vertice decisivo per la tenuta della maggioranza (Ansa)

L'accordo sulla manovra è stato raggiunto. Dopo giorni ad alta tensione tra Lega e M5S, e al termine di un vertice infuocato. Nel corso del quale Giuseppe Conte sarebbe anche arrivato a minacciare le dimissioni (notizia smentita dai vertici del Carroccio) per costringere Di Maio e Salvini a trovare la quadra.

Quadra che è arrivata quando era praticamente mezzanotte. Il governo ha confermato di avere le coperture per arrivare a un rapporto deficit/Pil del 2,04% "grazie alle risorse trovate nelle pieghe del bilancio".

Un braccio di ferro su più punti, con i due leader che non volevano cedere sui provvedimenti bandiera, sul reddito di cittadinanza i 5 Stelle, su quota 100 il Carroccio.

Ecco i principali punti dell'accordo giallo-verde.

1) ECOTASSA - Alla fine è arrivata una mediazione, ed è proprio l'accordo sull'ecotassa il simbolo di questa rinnovata intesa tra i due partiti di maggioranza. Salvini non voleva nuove tasse per chi acquista auto, Di Maio voleva portare a casa un provvedimento sui temi ambientali tanto cari al suo elettorato. Alla fine l'imposta resta, solo per le auto extralusso e i Suv, non per le utilitarie e le vetture di piccola cilindrata. E c'è l'ecobonus fino a 6mila euro per chi compra auto ibride o elettriche.

2) TAGLIO ALLE PENSIONI D'ORO - I 5 Stelle hanno ottenuto anche il taglio fino al 40% delle pensioni d'oro, che servirà per finanziare "opzione donna".

3) TAGLIO DEI PREMI INAIL E APPALTI DIRETTI - Passano anche il taglio dei premi Inail, per un totale da 600 milioni, che andrà ad alleggerire il costo del lavoro per le imprese. E - cavallo di battaglia di Salvini - l'innalzamento della soglia degli appalti diretti per i sindaci, che passa da 40mila a 200mila euro.

4) FONDI PER LA CAPITALE - Di Maio è riuscito a strappare quei fondi per la Capitale anelati da Virginia Raggi. Si tratta di 250 milioni per cinque anni (50 all'anno) per tappare le buche di Roma e 150 per il completamento della metro C e la manutenzione straordinaria delle linee metro A e B.

5) BONUS CULTURA - Resta il bonus cultura del governo Renzi. Stesso importo e stessi requisiti d'accesso. Tuttavia, si potrà utilizzare solo per i libri. Restano fuori cinema, concerti, teatro, eventi culturali e musei.

6) I PROVVEDIMENTI BANDIERA - Taglio di due miliardi per ciascuno dei provvedimenti, reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni. Conte aveva chiesto un ulteriore taglio di un miliardo e mezzo a testa, ma non ha ricevuto l'ok dei vicepremier.

Il reddito ora vale circa 7 miliardi, di cui uno per la riforma dei centri per l'impiego. Tutt'altra cosa rispetto ai nove iniziali, e peggio ancora rispetto ai 16 stimati da uno studio pentastellato prima che M5S andasse al governo. Ma Di Maio assicura, non c'è nessun taglio. Siccome il provvedimento parte da marzo servono meno soldi. Va inoltre considerato che il reddito sarà ridotto per chi possiede una casa o un'auto di proprietà, e che non tutti gli aventi diritto ne faranno domanda.

Quanto a quota 100, sono rimasti 4,7 milioni. E si lavora per capire come farli bastare: potrebbe andare solo ai primi 300mila richiedenti, con l'inserimento di una clausola di salvaguardia nel provvedimento.

Mancano ancora tre miliardi, per questo Conte aveva chiesto un ulteriore taglio da un miliardo e mezzo a testa per reddito di cittadinanza e pensioni. Di Maio e Salvini hanno rifiutato, e sostengono che quei soldi siano stati trovati nelle pieghe del bilancio. Staremo a vedere, ma una cosa è certa: la trattativa con l'Unione Europea non è finita.

(Unioneonline/L)

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