POLITICA

La battaglia sui 285 milioni
"La manovra? Una truffa all'Isola"

Nella manovra una norma costringe l'Isola a versare anche i 285 milioni di accantonamenti non dovuti. Ma i Riformatori: "Conseguenza dell'accordo Paci-Padoan del 2014"
l assessore paci e il presidente pigliaru (archivio l unione sarda)
L'assessore Paci e il presidente Pigliaru (Archivio L'Unione Sarda)

"Sugli accantonamenti il governo sta mettendo in atto una vera e propria truffa nei confronti della Sardegna. Una furbizia inaccettabile".

L'attacco è dell'assessore al Bilancio Raffaele Paci, che ha reso noti i contenuti della finanziaria nazionale in materia di accantonamenti, definendoli una "presa in giro" per l'Isola.

L'ARTICOLO 63 DELLA FINANZIARIA - Consapevole che le norme del governo Monti erano state rese illegittime dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2015, il governo ha messo a punto una nuova norma (l'articolo 63) che di fatto impone alla Sardegna 536 milioni di accantonamenti, stessa cifra di quelli imposti da Monti, comprensiva dunque dei 285 milioni ormai decaduti e non più dovuti in seguito alla sentenza della Consulta. Come lo fa? Specificando che il contributo totale delle Regioni a Statuto Speciale (2 miliardi 376 milioni) deve essere comunque garantito. Come dire alla Sardegna: "Puoi ridurre i tuoi accantonamenti solo se un'altra Regione accetta volontariamente di aumentare i suoi, perché il totale deve essere quello".

Il premier Giuseppe Conte con il ministro Tria (Ansa)
Il premier Giuseppe Conte con il ministro Tria (Ansa)

L'AFFONDO DI PACI - "Nella proposta di bilancio 2019-21 della Regione Sardegna quei 285 milioni non dovuti allo Stato sono stati legittimamente stanziati in un apposito fondo per il ripiano del disavanzo sanitario e per finanziare interventi di investimento e sviluppo sul territorio", spiega l'assessore. Che definisce la mossa del governo "scorretta e politicamente sleale, perché ci impone prelievi non più dovuti e ci sottrae risorse indispensabili per le nostre politiche di sviluppo". L'esecutivo, commenta l'assessore, "paga le sue politiche espansive e si fa propaganda con i nostri soldi". Il provvedimento del governo Conte, è l'appello di Paci, "impone una immediata mobilitazione di tutte le forze politiche, istituzionali e sociali sarde insieme a tutti i parlamentari impegnati a Roma a difendere i nostri interessi".

A OTTOBRE LO STRAPPO DI PIGLIARU - Lo scorso 25 ottobre lo strappo di Pigliaru che, dopo aver chiesto inutilmente un incontro al governo, aveva annunciato il rifiuto di pagare nel 2019 i 285 milioni non più dovuti dalla Regione.

FRANCO SABATINI - Per il presidente della commissione Bilancio è "l'ennesimo affronto messo in atto da uno Stato patrigno e mal disposto". Una notizia che "apprendiamo solo oggi dopo il silenzio che è stato posto alle nostre richieste di dialogo". Sabatini non usa mezzi termini e parla di "ennesimo colpo di mano di uno Stato nemico a trazione leghista". "Chi pensava a un cambio di rotta di quei partiti che, da sempre, hanno mostrato ostilità e pregiudizio verso il Sud, ora ha la chiara dimostrazione di quanto poco contiamo nella loro politica, di come si guardi alla Sardegna come ad una terra di conquista da sfruttare, sottomessa e che deve piegarsi alle esigenze di un Nord colonialista".

Attilio Dedoni (Archivio L'Unione Sarda)
Attilio Dedoni (Archivio L'Unione Sarda)

I RIFORMATORI SARDI - La replica alla maggioranza che governa la Regione Sardegna arriva dai Riformatori Sardi, ed è una bordata quella del capogruppo Attilio Dedoni. Che spiega come ciò che sta accadendo oggi sia in realtà "conseguenza diretta dell'accordo Paci-Padoan del 2014, con cui la Regione ha lasciato campo libero al governo perché disponesse a proprio piacimento dei soldi dovuti alla nostra Isola".

"Fintanto che erano in carica Renzi e Gentiloni - continua Dedoni - la Giunta regionale non ha trovato alcunché da obiettare. Anzi, quell'accordo che lasciava al governo la facoltà di trattenere i soldi delle quote di compartecipazione ai tributi erariali riscossi in Sardegna veniva spacciato come la soluzione definitiva dell'annosa vertenza sulle entrate. Con il cambio di bandiera a Palazzo Chigi quegli accordi sono improvvisamente diventati una truffa".

"Non saremo certo noi - conclude il capogruppo dei Riformatori Sardi - a reggere il gioco a un governo nemico della Sardegna. L'assessore Paci però, prima di lanciare appelli a improbabili mobilitazioni unitarie a sostegno della campagna elettorale di centrosinistra, dovrebbe avere l'onestà di riconoscere che l'attuale esecutivo sta operando in perfetta continuità con i precedenti governi di centrosinistra, che hanno potuto trattenere impunemente i soldi dei sardi per quattro anni mentre lo stesso Paci non ha fatto altro che stare a guardare".

(Unioneonline/L)

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