CRONACA - MONDO

Siria

Gabriele Micalizzi, il fotoreporter colpito da un razzo ha perso un occhio e un dito

Il giovane è stato trasferito a Baghdad, dove è già stato ricoverato
gabriele micalizzi (foto da facebook via ansa)
Gabriele Micalizzi (foto da Facebook via Ansa)

"Gabriele Micalizzi, il giornalista italiano ferito ieri in un attacco dell'Isis con colpi di mortaio, ha perso un occhio". È quanto scrive su Twitter il Rojava Information Center. Sempre secondo quanto si legge nella nota, dopo il trasferimento dalla Siria a Baghdad le condizioni di Micalizzi "sono stabili".

Il fotoreporter italiano, che secondo le prime ricostruzioni avrebbe perso anche un dito, si trovava in Siria nella zona di Deir Ezzor, dove da sabato va avanti l'offensiva finale contro l'Isis da parte delle forze arabo-curde appoggiate dagli Usa.

Il giovane è rimasto gravemente ferito da schegge di Rpg che lo hanno raggiunto al volto, ma non è in pericolo di vita ed è cosciente, fanno sapere fonti ben informate.

Dopo il trasferimento a Baghdad, il giovane è stato ricoverato, e sempre secondo il Rojava information center, Micalizzi "sarà riportato presto in aereo in Italia".

Sulla dinamica dell'accaduto non ci sono ricostruzioni precise: il Rojava information center ha riferito su Twitter che il fotoreporter "è stato ferito in un attacco dell'Isis nell'operazione finale in corso per liberare il villaggio di Baghouz dalle ultime sacche del califfato". E su alcuni account Twitter di attivisti curdi si legge che Micalizzi è stato ferito insieme a un combattente delle milizie curde Ypg, identificato come Heval Bahoz.

La procura di Roma ha aperto un fascicolo sul ferimento del fotografo e indaga per attentato con finalità di terrorismo: il pm Sergio Colaiocco ha affidato ai carabinieri del Ros la delega per lo svolgimento delle indagini.

CHI E' - Micalizzi fa parte del collettivo CesuraLab a cui apparteneva anche il fotoreporter Andy Rocchelli, ucciso in Ucraina nel 2014. Qualche giorno fa era stato a Kobane, poi si era spostato nell'area di Deir Ezzor.

Nato a Milano nel 1984, si è diplomato all'Accademia di belle arti: dopo avere iniziato con il fotoreporting nel capoluogo lombardo, ha spostato la sua attenzione su Medioriente e aree di conflitto. Ha realizzato lavori a Sirte in Libia, come pure in Donbass e Thailandia, è stato a Gaza nel 2014 e ha seguito la rivoluzione di piazza Tahrir. I suoi lavori sono stati pubblicati su giornali nazionali e internazionali, fra cui New York Times, New Yorker, Newsweek e Wall Street Journal.

LA SITUAZIONE NEL PAESE - Quello nella provincia orientale di Deir Ezzor è il principale fronte attualmente aperto della guerra in Siria, mentre il regime di Bashar Assad, appoggiato della Russia, ha ormai il controllo di circa i due terzi del Paese. Sabato l'alleanza arabo-curda delle Forze democratiche siriane (Fds), sostenuta dalla Coalizione internazionale a guida Usa, ha lanciato la battaglia finale contro l'ultimo bastione dell'Isis nel Paese, il villaggio di Baghouz appunto. I jihadisti - secondo le Fds fra 500 e 600 - si sono trincerati in una sacca di Deir Ezzor vicino alla frontiera con l'Iraq e stanno opponendo una forte resistenza.

(Unioneonline/v.l.)

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