CRONACA - ITALIA

La sentenza

Fausto Piano, il sardo rapito e ucciso in Libia: condannati i vertici della Bonatti

Era stato rapito con tre colleghi in Libia, dopo mesi di prigionia è stato ucciso in un conflitto a fuoco
fausto piano (foto l unione sarda)
Fausto Piano (foto L'Unione Sarda)

Il gup di Roma Paola Tomaselli ha condannato a un anno e dieci mesi di carcere, nel processo celebrato con rito abbreviato, il presidente della Bonatti Paolo Ghirelli per il sequestro dei tecnici dell'azienda avvenuto nel 2015 in Libia, che si è concluso con la morte di Salvatore Failla e di Fausto Piano, sardo di Capoterra.

Stessa pena anche per due membri del Cda, Dino Martinazzoli e Paolo Cardano, e un anno e dieci mesi anche all'ex responsabile di Bonatti per la Libia Dennis Morson, che ha patteggiato.

Giovanni Di Vincenzo, altro membro del cda dell'azienda che non ha fatto ricorso al rito abbreviato, è stato rinviato a giudizio.

Salvatore Failla, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Gino Pollicardo vennero rapiti il 19 luglio 2015. Dopo otto mesi di prigionia i primi due morirono in uno scontro a fuoco contro le forze dell'ordine mentre i rapitori li spostavano in un altro covo. Calcagno e Pollicardo, rimasti soli nella loro prigione, riuscirono invece e liberarsi e fuggire.

Il rapimento - questa la tesi dell'accusa, accoltra dal gup - poteva essere evitato se la società avesse attuato le misure di sicurezza previste per chi lavora in quell'area. "Cooperazione colposa nel delitto doloso", questo il reato per cui sono stati condannati i quattro manager dell'azienda.

LA REPLICA DELL'AZIENDA - "Bonatti ha da sempre dedicato la massima attenzione e cura a garantire la sicurezza del proprio personale, raggiungendo risultati di eccellenza. Pur non condividendo l'esito del giudizio di primo grado, la società conferma la sua vicinanza alle famiglie dei dipendenti deceduti", recita il comunicato della Bonatti, che è stata anche multata per 150mila euro per illeciti amministrativi legati all'omissione del documento di valutazione dei rischi per i quattro dipendenti che lavoravano all'estero.

"Siamo fiduciosi che nel giudizio d'appello emergerà la mancanza di qualsiasi responsabilità dei nostri amministratori", aggiunge l'azienda.

IL FRONTE LIBICO - Quanto alle indagini in Libia, a marzo 2018 tre persone sono finite in manette per il rapimento. Sono l'autista incaricato del trasporto dei quattro lavoratori e due suoi complici, ritenuti appartenenti all'Isis. L'autista avrebbe organizzato il sequestro durante il trasporto dei quattro dalla Tunisia al cantiere libico di Mellitah.

(Unioneonline/L)

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