CRONACA - MONDO

Brexit

La May accelera i preparativi per il "no deal": a disposizione anche 3.500 militari VIDEO

Il governo inglese vuole assicurarsi di essere pronto a gestire l'emergenza di un'uscita dalla Ue senza un accordo

A poco più di tre mesi dalla Brexit, in programma per il 29 marzo del 2019, mentre aleggia l'incertezza sul destino del piano di Theresa May che dovrà essere votato dal Parlamento di Londra a gennaio, la premier britannica ha riunito oggi il suo Consiglio dei ministri per accelerare i preparativi in vista di un'eventuale divorzio senza accordo.

Il governo vuole infatti assicurarsi di essere pronto allo scenario del "no deal".

L'ipotesi di una Brexit senza accordo, particolarmente temuta dagli ambienti economici, prende sempre più corpo visto che la leader conservatrice pena a convincere i deputati ad approvare l'accordo di divorzio che ha concluso con l'Ue a novembre, e al termine di 17 mesi di negoziati.

Qualche giorno fa la May aveva fatto slittare a gennaio il voto del Parlamento britannico sull'accordo, che era inizialmente previsto per l'11 dicembre, di fronte al rischio concreto di una bocciatura. Il Labour vuole invece che i deputati possano pronunciarsi prima della pausa parlamentare per le feste di fine anno, che dura dal 21 dicembre al 6 gennaio. "È inaccettabile aspettare circa un mese prima di procedere a un voto sulla questione cruciale del futuro del nostro Paese", ha denunciato il leader dell'opposizione Corbyn.

La mossa laburista ha poche possibilità di riuscita: il governo, a cui spetta la decisione di permettere l'organizzazione di un dibattito e di un voto su questa mozione, conta di opporsi.

IL PIANO DI EMERGENZA - I piani che verranno adottati in caso di 'no deal Brexit' prevedono anche l'impiego di 3.500 militari delle forze armate, che verranno tenuti pronti, "tra effettivi e riservisti, per

supportare qualsiasi ministero in qualsiasi emergenza debbano affrontare".

Tra i settori che si troveranno maggiormente sotto stress in caso di uscita del Regno Unito dalla Ue senza un accordo, quelli dei controlli alle frontiere e dei controlli doganali.

(Unioneonline/v.l.)

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