CRONACA - MONDO

downing street

Brexit, è l'ora della verità per Theresa May

La premier inglese ha convocato i ministri per esaminare l'accordo raggiunto a Bruxelles

Riunione in corso a Downing Street per esaminare il sofferto accordo di "divorzio" raggiunto dai negoziatori europei e britannici dopo mesi di trattative sulla Brexit.

Il "deal" deve passare dall'ok di Londra e Bruxelles. E mentre in Europa si riuniscono gli ambasciatori dei 27 Paesi europei, i fari, oggi, sono puntati sulla capitale inglese, e sul numero 10 di Downing Street, dove il primo ministro Theresa May ha convocato i ministri per "esaminare il documento".

"Quello che abbiamo negoziato è un accordo che rispetta il voto del popolo britannico", ha detto la May difendendo l'accordo e affermando che garantirà la fine dell'immigrazione sregolata dall'Unione europea e consentirà al Regno Unito di stabilire le proprie politiche commerciali. "Vogliamo metter su la futura relazione alla fine del dicembre 2020", ha detto ancora.

Se l'accordo sarà approvato si può organizzare un vertice europeo straordinario già entro la fine del mese di novembre, per confermare i termini della trattativa a Bruxelles e tentare di ratificare l'intesa entro la data prevista per il divorzio, il 29 marzo del 2019.

La riunione di oggi, ovviamente, non basta: si deve passare dal consiglio dei ministri e dal Parlamento. Ed è lì che potrebbero scoppiare tutte le divisioni in senso ai conservatori, oltre all'opposizione netta dei laburisti.

Questo progetto è "del tutto inaccettabile per chiunque creda nella democrazia", ha tuonato alla Bbc l'ex ministro degli Esteri, Boris Johnson, uno dei leader pro-Brexit. "Se la questione è se voterò contro, la risposta è sì", ha poi aggiunto.

Le parole della May non hanno affatto convinto neanche il leader laburista Jeremy Corbyn. In base all'accordo, ha detto Corbyn, il Regno Unito rimarrà bloccato a "metà strada", con un piede dentro e uno fuori dalla Ue, "senza nessuna voce in capitolo" sulle regole europee. Per Corbyn, la premier sta imponendo al Parlamento una "falsa scelta" tra "un accordo raffazzonato e nessun accordo".

IL CONFINE IRLANDESE - La questione più delicata di tutte resta quella che riguarda il confine tra l'Irlanda del Nord e l'Irlanda: un "border" che ogni giorno viene attraversato da migliaia di persone che lavorano, o vivono, o hanno famiglie divise tra i due Paesi.

Il testo, ha sottolineato la May, include una clausola con cui evitare un confine "rigido" in Irlanda, una "assicurazione" provvisoria in caso nessuna futura relazione sia concordata.

Per qualcuno però l'accordo lascerebbe l'Irlanda del Nord "sottomessa a regole e leggi stabilite a Bruxelles", come ha detto Nigel Dodds, deputato del partito unionista nordirlandese Dup.

(Unioneonline/D)

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