CRONACA - ITALIA

Salerno

Testimone di Geova si fa una trasfusione, ripudiata dalle figlie: "Sono disperata"

Prima sono andate a vivere in un'altra casa nello stesso paese, ora sono del tutto sparite e si sono licenziate dal lavoro. Il disperato appello della donna
grazia di nicola (foto facebook)
Grazia Di Nicola (foto Facebook)

Ripudiata dalle figlie per aver accettato una trasfusione di sangue.

È l'incredibile storia di Grazia Di Nicola: 48 anni da Colliano (Salerno), Testimone di Geova come le figlie, tre anni fa, quando ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico ha accettato alcune trasfusioni di sangue.

Pratica vietata dalla sua religione, che la donna ha accettato dopo una lunga riflessioni e su pressioni dei medici, dal momento che rischiava di morire.

Prima l'espulsione dai Testimoni di Geova, poi l'allontanamento delle tre figlie che, accusandola di essere una peccatrice, hanno rotto con l'intera famiglia e lasciato casa, facendosi ospitare nello stesso paese da altri Testimoni di Geova. Per tanto tempo Grazia è andata sotto la casa in cui vivevano le ragazze per vedere la luce accesa e assicurarsi che ci fossero. Poi, da una sera all'altra, quella luce si è spenta, e la donna è venuta a sapere che le tre si sono licenziate.

Hanno lasciato Colliano e la famiglia non sa dove siano. Di qui l'appello disperato lanciato dalla donna: "Papà, io e il vostro fratellino vogliamo essere sicuri che stiate bene, rispettiamo le vostre decisioni in campo religioso, ma voi rendetevi conto del nostro dolore, chiamateci".

E ancora: "Non è normale per un genitore che ha cresciuto i propri figli con sacrifici non sapere dove si trovino".

Grazia è convinta che le figlie siano state plagiate, sul suo profilo Facebook spesso e volentieri condivide contenuti contro i Testimoni di Geova.

(Unioneonline/L)

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Sulla vicenda l'ufficio stampa dei Testimoni di Geova di Roma ha diramato una nota, dove si legge:

"Le figlie della signora hanno raccontato di essere andate via di casa per i gravi maltrattamenti fisici e psicologici a cui le sottoponevano i loro genitori. La loro è stata una scelta personale, non indotta in alcun modo dalla loro confessione religiosa".

"La signora, inoltre - aggiunge il comunicato - decise di accettare l’emotrasfusione per una sua precisa volontà e non perché quella fosse l’unica opzione terapeutica. Peraltro, ci risulta che non fosse in pericolo di vita. Se solo l’avesse voluto, avrebbe potuto essere trasferita in una struttura ospedaliera pubblica più attrezzata e operata con strategie mediche che non prevedessero l’utilizzo di emotrasfusioni".

Il comunicato dei testimoni di Geova prosegue: "In Italia vengono eseguiti ogni anno diverse migliaia di interventi chirurgici senza sangue su pazienti testimoni di Geova. Vari studi scientifici hanno evidenziato che il tasso di mortalità dei pazienti non trasfusi non è superiore a quello dei pazienti trasfusi. I Testimoni di Geova amano molto la vita e si avvalgono ampiamente delle cure mediche. Negli scorsi decenni hanno promosso la sperimentazione, in campo chirurgico e medico, di trattamenti e terapie alternativi alla trasfusione di sangue, ora applicati anche su pazienti che non hanno motivazioni religiose. L’unico trattamento medico che rifiutano - conclude il comunicato - è quello emotrasfusionale, trattamento peraltro non esente da rischi".

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