CRONACA - ITALIA

Il caso

Dibba e l'azienda di famiglia indebitata: "Sì, siamo in crisi, ma Berlusconi non provochi"

Debiti con fornitori, Stato, banche, e anche con i dipendenti per l'azienda del papà di Di Battista, di cui Alessandro è socio di maggioranza
alessandro di battista (ansa)
Alessandro Di Battista (Ansa)

Nella Repubblica dei papà non poteva mancare quello di Alessandro Di Battista. Finora era finito agli onori della cronaca per il suo essere dichiaratamente fascista, o per alcuni post fuori luogo (come quelli in cui affermava di voler "assaltare il Quirinale") o ancora per una rissa sfiorata davanti al Parlamento con il leader del movimento dei forconi.

"Il Giornale" questa mattina ha pubblicato i dati emersi dalla visura camerale della Di.Bi.Tec. Srl, società di famiglia che vede proprio Alessandro Di Battista tra i due soci di maggioranza.

E dai numeri dell'ultimo bilancio emerge che l'azienda è indebitata. Non paga dipendenti, banche, fornitori e fisco: per la precisione abbiamo 60177 euro di debiti tributari, 135373 verso i fornitori, 151578 verso le banche e 53370 verso i dipendenti.

L'azienda è stata costituita il 20 settembre 2001 da Vittorio Di Battista, ha sede a Roma e realizza apparecchi igienico-sanitari. Ha un capitale sociale di 15mila euro e due dipendenti, almeno fino al 30 giugno scorso.

Potrebbero tranquillamente essere debiti di una piccola impresa che cerca di sconfiggere la crisi, ma c'è una cosa "imperdonabile", almeno per i pentastellati: quegli oltre 53mila euro di debiti verso i dipendenti, che sono cronici spiega il quotidiano. Inoltre, aggiunge "Il Giornale", la società possiede dei titoli bancari "Carivit" pari a 116227 euro. Titoli che potrebbero dare un po' di sollievo e ripianare almeno i debiti verso i dipendenti, ma che si è preferito accantonare.

LA REPLICA - La replica di Alessandro Di Battista è furiosa. "Oggi 'Il Giornale' scopre che la piccola azienda di famiglia ha difficoltà. Chapeau, consiglio loro di fare altre decine di visure camerali per scoprire la situazione delle piccole imprese italiane. Ebbene sì, l'azienda va avanti tra enormi difficoltà e mio padre lavora come un matto". Poi continua, l'ex parlamentare, e attacca Berlusconi e Renzi. "Se provocate mi tocca tornare ad Arcore sotto la villa del vostro padrone. Stavolta però per leggere dei pezzi della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia". E poi su Renzi, che aveva ironizzato sulla vicenda e attaccato la Rai per non averne parlato: "Gli brucia che gli ho fatto il cu... al referendum costituzionale".

(Unioneonline/L)

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